
Da Facebook sul gruppo Politica e Cultura – La battaglia delle Idee, Donato Osvaldo Di Mauro propone questo post di Andrea Marcigliano
<< Sembra, quasi, una vecchia favola. Una di quelle che le nonne di un tempo raccontavano accanto al fuoco. Per ammonire i nipoti dietro al “velame” della storia fantastica.
E invece…
E invece è storia. Storia contemporanea, o, se preferite, addirittura cronaca di tutti i giorni.
C’è un Gigante in Europa. Un gigante che si estende dai confini con l’Unione Europea sino all’Asia. Al di là degli Urali, nelle lande della Siberia e ai confini con la Cina.
Ovviamente, questo Gigante ê la Russia.
Ora, la Russia avrà anche mille difetti, falle, punti deboli…ma resta un colosso di proporzioni globali. Una delle tre super-potenze mondiali, con USA e Cina.
Tre giganti, lo ribadisco, molto diversi fra loro, per storie passate e realtà odierna. Epperò i tre che, in certo qual modo, possono decidere i destini del mondo.
Tra i tre vi è, naturalmente, competizione. Non sono “amici”. Al massimo alleati, come, oggi, Mosca e Pechino. I cui interessi convergono. Mentre differiscono profondamente da quelli di Washington.
Tuttavia non si deve pensare a una sorta di fratellanza in eterno. Gli interessi possono cambiare. E così le alleanze. Mosca, Pechino e Washington lo sanno bene. E si muovono di conseguenza. Con cautela, perché non vogliono diventare il classico elefante in un negozio di cristallerie.
Persino Washington, con la pur fantasmagorica e pirotecnica guida di Trump, è molto più cauta sulla scena internazionale di quanto si creda.
Perché una cosa sono le intemperanze pubbliche di the Donald. Ben altra le, reali, relazioni internazionali.
Insomma, il ring è occupato da tre pesi massimi. Che si misurano fra loro. Cercando di evitare danni irreparabili.
Però intorno a questo ring si affollano altre figure. Nani, nanetti soprattutto. Piccoli, insignificanti, impotenti. Ma rabbiosi. E, proprio per questo, estremamente pericolosi.
I cosiddetti Paesi Baltici, ad esempio. E sottolineo cosiddetti, perché con la loro popolazione, il loro PIL ed anche la loro storia dovrebbero contare, ad essere generosi, come il Lussemburgo. O, addirittura, come San Marino, che, per altro, ha storia di indipendenza molto più antica della loro.
E, invece, i nani Baltici appaiono attivissimi. O meglio estremamente attivi appaiono i loro governanti, per altro eletti escludendo una larga fetta della popolazione. Quella russofona, naturalmente.
Questo perché estoni, lituani e lettoni si sono scoperti una, assai tardiva, vocazione nazionalista. Che vorrebbe confliggere nientepopodimeno che con il gigante russo. Del quale, per altro, sono stati parte integrante per molto della loro storia. Sino all’altrieri si potrebbe dire.
Quando hanno guadagnato – ammesso che sia vero guadagno – una insperata, e per loro non usuale, indipendenza, viste le pesanti difficoltà in cui versava Mosca si tempi di quel beone di Eltsin.
Per altro, poi, sono entrati nella NATO, sotto l’ombrello americano. E in spregio, ovviamente, di tutti gli accordi internazionali. Che per Washington contano come carta straccia, quando non sono a suo favore.
La Russia ha lasciato fare. Prima perché non poteva fare diversamente. Poi, con Putin, perché, in fondo, i Paesi Baltici non rivestono una grande importanza per Mosca. Non tale da rischiare un conflitto con l’occidente.
Ora, però, i nanetti Baltici si stanno facendo vessilliferi di quanti vogliono a tutti i costi la guerra con la Russia.
Permettono all’Ucraina di lanciare droni attraverso il loro spazio aereo. E, forse, le forniscono addirittura basi operative coperte.
E, non contenti, ogni pié sospinto, incitano NATO e UE alla guerra con l’odiata Russia. Una sorta di, fastidioso, coro dei druidi di belliniana memoria
“Guerra! Guerra! Guerra!”
Viste le forze di cui i baltici dispongono, verrebbe, a tutta prima, da ridere. Potrebbe bastare una divisione russa per spazzarli via totalmente in un paio di giorni.
Il problema, però, è un altro. I dirigenti baltici, dalla Kaja Kàllas ai diversi presidenti e governanti, sono solo gli “utili idioti” utilizzati da potentati economici extraeuropei per allargare la guerra con la Russia. Per non farla finire, soprattutto, visto che da questi conflitto traggono enormi vantaggi economici.
E, quindi, il Cremlino porta pazienza. Finge di non vedere. Per ora, almeno.
Perché prima o dopo non potrà fare più finta di nulla. E allora si vedrà quanto questi governi di nanetti sono utili. E quanto, invece, sono solo…idioti>>.
Andrea Marcigliano
