(Ovvero: il caldo e la terra promessa)
Circolano voci sempre più insistenti sull’emergenza climatica del nostro paese e sulle intenzioni di molti migranti di rimpatriare in Africa dove il clima – si dice – è più fresco che da noi. Più che il dolor, poté il calor! Più che il respingimento poté il surriscaldamento di un suolo a rischio desertificazione. Il clima sembra tifare per il governo Meloni liberandolo – è proprio in caso di dirlo – dalla “patata bollente” degli immigrati permettendogli di ottenere il massimo risultato con il minimo degli sforzi. Dio, Patria e Famiglia hanno sortito il loro effetto. “Lassù” qualcuno li ama questi fascisti e si è impietosito di fronte ai lodevoli, ma inutili tentativi di respingere l’orda dei migranti a casa loro, inviando un caldo così insopportabile da farli scappare.
Una voce inconfondibile ha tuonato dall’alto: Non temete, vi mando un po’ più di caldo, solo a voi perché vi voglio bene, e così loro se ne andranno e voi italiani sarete finalmente liberi dagli invasori etnici seriali. L’aumento del caldo vi creerà qualche problemino, ma cosa vuoi che sia un po’ di caldo rispetto alla difesa del sangue e del suolo? Gli elettori vi attribuiranno tutto il merito della “liberazione” da non confondersi con quella dl 25 Aprile e vi voteranno a piene mani. “Avete visto?” – diranno – “Meloni ha mantenuto le promesse!”
Fin qui tutto sembra filare liscio, ma sorge un problema ed è proprio quello del caldo che se non lo sopportano gli africani … figurati noi! E se in Africa si sta meglio, perché noi dovremmo rimanere qua per stare peggio di loro? Se loro ci hanno invaso, ora sta a noi invaderli e così, occhio per occhio, dente per dente, occuperemo l’Africa come succedeva ai bei tempi andati!
Ma … sorge un ma. Dove troveremo la forza per fare di nuovo le guerre coloniali? Con il consumismo, il caldo, il benessere, la dipendenza dall’intelligenza artificiale … ci siamo talmente ammosciati e bevuti il cervello, che ci manca l’ardimento necessario per invadere chicchessia. E allora? Allora, se non vogliamo morire di caldo proviamo a fare i migranti, anziché i coloni. Prima di crepare siamo disposti a tutto. Potremo anche noi veleggiare verso gli ameni lidi del Marocco, della Tunisia, della Libia … e ristorarci al venticello del deserto … sempre meglio che perire sotto la cappa di piombo della calura nostrana. Saremo anche noi migranti climatici.
Ma i dubbi non sono ancora finiti. Come saremo accolti? Rispetteranno essi le nostre tradizioni, la nostra identità? Potremo festeggiare il Natale, fare il presepe, abbuffarci a Capodanno, mangiare la carne di maiale, andare in discoteca, sbronzarci quanto ci pare? Corrompere, truffare e farla franca? Potremo usare il rosario e le madonne durante le campagne elettorali? Della Bibbia e del Vangelo non ce ne può frega’ di meno, ma l’identità è l’identità! Non saremo mica costretti a studiare il Corano e ad imparare la loro parlata? L’unica eccezione si potrebbe fare per la poligamia … ma le mogli poi bisogna mantenerle … Meglio il nostro sistema: triangoli e poligoni a volontà, ma senza obblighi onerosi. E infine, questi esseri selvatici, morti di fame, in caso di emergenza potrebbero diventare cannibali? Potremmo finire in pentola?
Queste le angosciose domande degli italiani in procinto di emigrare nel “bel suol d’amore” africano, ma le risposte non le ho sentite né so cosa hanno deciso perché … perché mi sono svegliata. È stato solo un sogno … ma che bel sogno, però!
