(Meloni: volevo essere Vannacci…)
Siamo ormai vaccinati e non ci faremo ingannare dalle performance di Giorgia Meloni che alle sortite di Vannacci ostenta un aplomb istituzionale di chi, essendo in altre – ed alte – faccende affaccendata, alle beghe vannacciane è morta e sotterrata. Dice Meloni: È stato Vannacci a rifiutare di far parte della coalizione del centrodestra, è una sua decisione. Io non mi occupo di alleanze, ho ben altro da fare. Che dignità! Lei sì che sa bene rappresentare il suo ruolo, mica si fa sviare da un Vannacci qualsiasi!
Tuttavia, leggendo fra le righe delle sue frasi ad effetto presidenziale, è facile cogliere, dietro la dignità del tono, la reticenza sulle questioni di merito sollevate da Vannacci, che lei può condividere solo intimamente, non certo ufficialmente, essendo vincolata dai lacci e laccioli di quella palla al piede che è la Costituzione!
Sarebbe tanto liberatorio inveire contro i negri, i froci, le puttane, la democrazia e inneggiare al duce senza se e senza ma … Ironia della sorte! Quanto più è uguale a Vannacci, tanto più se ne deve dissociare ma, non potendolo fare senza smentire se stessa, indossa l’abito del ruolo per coprire i moti fascisti del suo cuore che batte all’unisono con quello del generale. Il quale, usando in modo spregiudicato le sue stesse armi, le contende la leadership del centrodestra e lei è costretta a combatterlo pur condividendo tutto quel che dice e fa: praticamente negando lui, nega se stessa!
Un groviglio pirandelliano, una perfetta nemesi antifascista come meglio non si poteva sperare. Si fanno fuori da soli non perché sono diversi, ma perché sono uguali! Come accade nel campo magnetico, i poli uguali si respingono e più sono uguali, più sono opposti. Ma mentre la sconfitta del nemico esterno porta alla vittoria, la sconfitta del nemico interno porta alla spaccatura e quindi alla probabile sconfitta elettorale del centrodestra. La sinistra perde perché i suoi sono troppo diversi, la destra perde perché sono troppo uguali!
Meloni si trova di fronte a un grande dilemma: gettare la maschera e sfidare apertamente Vannacci in campo aperto facendo a gara a chi è più fascista, gettando alle ortiche la veste istituzionale per tuffarsi nel mare magnum della destra nera internazionale, o tentare di conservare il potere e, con esso, la faccia dell’eroico capitano che sceglie di affondare con la propria nave.
La sospensione di Shengen da parte del governo Meloni, una mossa azzardata, pericolosa e ingiusta nei confronti della Spagna, fa supporre che Meloni abbia scelto la linea dura dichiaratamente nera. Il DUCE val bene una mossa … Come andrà a finire? Ai “postumi” l’ardua sentenza!
