La questione di che cosa sia prioritario tra la scelta del “leader” e la definizione dei contenuti del programma sembra appassionare la politica attuale. Una scelta importante, perché le due posizioni sono del tutto diverse: chi guarda al leader sceglie un volto, e la sua capacità di convincere. Chi si presenta come leader propone una narrazione politica più semplice. I leader attuali scrivono dieci righe su Tic Toc, Trouth o altro, senza perder tempo in parlamento a far quei lunghi e complicati discorsi. Chi considera per prima cosa il programma, ha in mente una visione: vuole un paese che assomigli alle sue aspirazioni e vada incontro ai suoi bisogni
Abbiamo già provato l’uomo forte, il condottiero, e non è andata tanto bene. e anche la donna forte non va tanto bene
Guardiamo indietro, molto indietro: alla nostra costituzione. Un gruppo con forti motivazioni comuni, ma anche con profonde differenze, ha lavorato insieme ed ha prodotto una carta eccellente, forse un’utopia. Ed il primo leader di questa utopia aveva addirittura idee monarchiche. La parte più importante di un progetto è il suo contenuto, non chi lo realizzerà, che ne è il garante. Il primato del leader è più pericoloso, perché si demanda a lui la politica da applicare, confidando più nelle sue capacità, che nelle indicazioni concordate.
Il patto costituzionale del ’46 fu un “programma di programma”. I costituenti trovarono una sintesi su valori e regole condivise, mettendo al centro i bisogni e le aspirazioni del paese. La figura che guida assume forza e legittimità in quanto garante dell’applicazione e di un patto, di un programma. Se il progetto politico si identifica con la figura del leader, quando e/o se, questa figura perde consensi e cade, il progetto
La questione di che cosa sia prioritario tra la scelta del “leader” e la definizione dei contenuti del programma sembra appassionare la politica attuale. Una scelta importante, perché le due posizioni sono del tutto diverse: chi guarda al leader sceglie un volto, e la sua capacità di convincere. Chi si presenta come leader propone una narrazione politica più semplice. I leader attuali scrivono dieci righe su Tic Toc, Trouth o altro, senza perder tempo in parlamento a far quei lunghi e complicati discorsi. Chi considera per prima cosa il programma, ha in mente una visione: vuole un paese che assomigli alle sue aspirazioni e vada incontro ai suoi bisogni
Abbiamo già provato l’uomo forte, il condottiero, e non è andata tanto bene. e anche la donna forte non va tanto bene
Guardiamo indietro, molto indietro: alla nostra costituzione. Un gruppo con forti motivazioni comuni, ma anche con profonde differenze, ha lavorato insieme ed ha prodotto una carta eccellente, forse un’utopia. Ed il primo leader di questa utopia aveva addirittura idee monarchiche. La parte più importante di un progetto è il suo contenuto, non chi lo realizzerà, che ne è il garante. Il primato del leader è più pericoloso, perché si demanda a lui la politica da applicare, confidando più nelle sue capacità, che nelle indicazioni concordate.Il patto costituzionale del ’46 fu un “programma di programma”. I costituenti trovarono una sintesi su valori e regole condivise, mettendo al centro i bisogni e le aspirazioni del paese. La figura che guida assume forza e legittimità in quanto garante dell’applicazione e di un patto, di un programma. Se il progetto politico si identifica con la figura del leader, quando e/o se, questa figura perde consensi e cade, il progetto
si dissolve lasciando un vuoto di idee. I cambiamenti strutturali e duraturi riescono quando si costruisce una visione di paese condivisa, cercando una sintesi nella diversità. Poi si troverà una figura autorevole e capace.
Vero è che anche dopo aver formulato in maniera eccellente un programma, ci vogliono persone che sanno come portarlo avanti. E questo vuol dire che è sempre necessario che la gente, il “popolo”, abbia gli occhi aperti, perciò………….. “ verifica il conto, sei tu che devi pagare” (B. Brecht :Lode dell’imparare)
Enrico Tendi 25-10-26
