(Al campo largo …)
Se è vero che il dibattito sul “campo largo” sembra avvitarsi, poco costruttivamente, intorno alla questione della scelta del leader, piuttosto che su quella della stesura di un programma che possa battere la destra, è altrettanto vero che la questione di chi lo guiderà non è poi così banale. Nell’eccesso di zelo di volere minimizzare l’importanza del leader – vedi Montanari & C – a favore della centralità del programma, si finisce per parlare, dandosi la zappa sui piedi, più del leader che del programma. Quando si dice l’eterogenesi dei fini! Si parla sempre e comunque o per dirne bene o per dirne male, di Conte e di Schlein sullo sfondo del programma con il risultato che il leader conta più del programma.
Pare che tutto si giochi su opposti schieramenti – le famose tifoserie de noantri: sei per il leader o per il programma? – con il risultato di depotenziare sia l’uno che l’altro. Questo a parer mio, è un grave errore politico e comunicativo. Mi spiego. Penso che tutta questa querelle non sia altro che una manfrina, un gioco delle parti che sorte l’effetto, non so quanto voluto, di non unire, ma di dividere. Si dice di voler integrare, ma si fa di tutto per disintegrare. Dal punto di vista valoriale è certamente più importante il programma, ma ai fini del risultato elettorale il leader ha un peso forse maggiore come, nel bene e nel male, la storia ci insegna.
Quante dittature devastanti si devono al carisma negativo del leader che ha sedotto più di programmi democraticamente virtuosi? E quante democrazie si devono alla capacità di chi le rappresentava con “disciplina e onore?” Si parla come se un programma bastasse a se stesso e fosse dotato, come i robot che vanno tanto di moda, di congegni che chiunque può attivare e spegnere a piacimento. Questa è una bufala, anzi, un falso logico e realistico. Non c’è programma che abbia qualche possibilità di vincere senza una figura autorevole che sappia intercettare efficacemente le “ragioni e i sentimenti” della popolazione orientandola verso il programma della propria parte politica.
Ma il programma ci dev’essere, guai a focalizzare tutto sul leader! Di fatto, per motivi diversi e distinti, ma reciprocamente necessari, leader e programma hanno pari dignità. Bisogna saper scegliere bene con lo sguardo puntato “testardamente” sulla qualità sia dell’uno che dell’altro nell’ottica di costruire un campo che possa vincere davvero contro questa destra ponendosi come un’alternativa necessaria, credibile, attrattiva.
Ma diamogli una mano a questo campo largo! Se non ora quando? Non sentite il fiato sul collo dell’intelligenza artificiale che non aspetta altro che di sostituirsi sia ai leader che ai programmi? E non vedete che la “mucca è uscita dal corridoio” ed è entrata nella stanza dei bottoni?
Anna Maria Guideri 15-10-2026
