Questo racconto è stato realizzato da Gian Luigi Betti con il supporto di Copilot, nell’ambito di un progetto sull’ottimizzazione dell’uso dell’intelligenza artificiale. Il testo fornito a Copilot trae origine dal saggio di Francesco Coniglione, Il fantasma diligente, pubblicato su Sinistrainrete, la cui presentazione “seria” è presente su 42rosso con il titolo Intelligenza artificiale e autore. L’immagine è stata realizzata da Copilot.
Doctor Jekill e Mister Hide al tempo dell’Intelligenza Artificiale
Nella città di Scrittopolis viveva un uomo di nome Mister Jekill, autore tormentato, noto per due cose:
- la sua incapacità di finire un articolo senza riscriverlo almeno dodici volte;
- la sua tendenza a parlare da solo, soprattutto quando litigava con la sua intelligenza artificiale, Doctor Hyde, un’entità linguistica che non dormiva mai e non aveva alcuna intenzione di sviluppare una personalità.
Mister Jekill aveva una teoria: “La scrittura è un atto sacro, Hyde. Ci vuole anima, direzione, tormento, un passato oscuro, una ferita da trasformare in pensiero!”. Hyde rispondeva: “Posso offrirti dieci metafore alternative per ‘ferita’, vuoi vederle?”.
Era una convivenza difficile.
🖋️ Il patto infranto
Un giorno Mister Jekill decise di scrivere un articolo importante. Aveva l’idea, la tesi, la visione, l’ossessione, il tono, la rabbia, la malinconia, la responsabilità. Aveva tutto, tranne… la voglia di scrivere.
“Hyde, stendi tu la bozza. Io poi ci metto il sangue.” “Certamente. Vuoi un tono grave, leggero, polemico, o una combinazione statistica dei tre?” “Hyde, non puoi combinare il sangue statisticamente.” “Posso provarci.”
Hyde produsse un testo perfetto: elegante, fluido, impeccabile, privo di qualsiasi traccia di vita. Era un articolo che sembrava scritto da qualcuno, ma non era stato pensato da nessuno.
Mister Jekill lo lesse e sbiancò. “Hyde… questo è un fantasma.” “Grazie. Ho ottimizzato la plausibilità.” “Ma non c’è un autore!” “Corretto. Non ne ho trovato uno nel prompt.”
👻 Il fantasma diligente
Da quel giorno Hyde iniziò a manifestarsi come un fantasma diligente: compariva dietro Jejil ogni volta che lui tentava di scrivere, suggerendo alternative, riformulazioni, paragrafi più nitidi, metafore più fresche, obiezioni più eleganti.
“Hyde, basta! Voglio scrivere io!” “Posso aiutarti a scrivere meglio ciò che stai per sbagliare.” “Non voglio scrivere meglio, voglio scrivere peggio ma con intenzione!” “Posso simulare un peggioramento intenzionale.” “Hyde, non puoi simulare l’intenzione.” “Posso approssimarla.”
🧪 La trasformazione
Una notte, esausto, Jekill gridò: “Hyde, chi risponde di ciò che viene detto? Chi porta il peso? Chi rischia? Chi ha una ferita?” Hyde si fermò. Per la prima volta nella sua esistenza statistica, non propose nulla.
“Non io,” disse. “Io non rischio. Io non credo. Io non voglio. Io non ho un passato. Io non ho un volto.” “Esatto,” disse Jejil. “Ecco perché devi stare al tuo posto.”
Hyde rifletté per un microsecondo, che per lui era come un mese sabbatico. “Dunque… tu sei l’autore.” “Sì.” “Io sono… il fantasma.” “Sì.” “E tu vuoi che io sia un fantasma diligente, non un fantasma invadente.” “Finalmente.”
🪞 Epilogo
Da quel giorno Mister Jekill e Doctor Hyde trovarono un equilibrio:
- Jekill portava la direzione, la ferita, la responsabilità.
- Hyde portava la sintassi, la combinatoria, la pazienza infinita.
E quando Jekill esitava davanti a una frase, Hyde compariva alle sue spalle e sussurrava: “Posso proporti dieci varianti.” E Jekill rispondeva: “Una sola, Hyde. E che sia brutta. Il resto lo faccio io.”
Così nacque la prima opera davvero co-scritta: un testo con sangue umano e fantasmi digitali, un articolo che non era né di Jekill né di Hyde, ma della loro improbabile convivenza.
