… E se invece di parlare di antifascismo parlassimo di democrazia, così bene definita dalla nostra Costituzione e così male rappresentata dal governo Meloni? Una Costituzione che viene citata nella misura in cui viene regolarmente disattesa sia dagli elettori che dagli eletti.
Se invece di parlare del ventennio la cui truce cupezza rende difficile, soprattutto alle nuove generazioni, cogliere alcuni nessi fra ieri e oggi e ci concentrassimo sulla nostra “magna carta” per comprendere cosa significa davvero essere democratici e quale tasso di democrazia possiamo attribuire al governo in carica?
Insomma, prima di parlare di fascismo e di antifascismo, parliamo di democrazia e verifichiamo se e quanto siamo democratici in Italia e nel mondo e poi potremo, con i dovuti distinguo, capire se, al di là dell’estetica di regime e di un contesto storico irripetibile, qualcosa sopravvive e se ha ancora senso dichiararsi antifascisti. Tornare seriamente alla Carta significa tornare ai fondamentali, dati per troppo tempo e a torto scontati e per sempre acquisiti.
La Costituzione non è un divano sul quale adagiarsi e sentirsi al riparo dai miasmi che ammorbano l’aria, ma un’arma che dobbiamo tenere sempre a portata di mano per potere difendere la democrazia nata dal sangue di chi ci ha creduto fino a morirne. Basta dare un’occhiata a qualche articolo della nostra Costituzione per farsi un’idea se la democrazia gode o no di buona salute. Chiediamoci come si conciliano gli articoli 2, 10 e 11 che affermano l’inviolabilità dei diritti umani e il dovere dell’accoglienza verso gli stranieri con la loro deportazione nei centri in Albania.
E quanto vengono osservati gli art. 3 e 19 che riconoscono la libertà di culto di tutti i cittadini, se per questa destra gli islamici delinquono perché sono islamici e i cattolici delinquono “nonostante” siano cattolici? E quanto si può parlare di una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” se mancano le tutele adeguate a chi lo svolge – art. 4 – e se si permette la delocalizzazione senza giusta causa delle imprese ignorando l’art. 41 che pone a questa libertà imprenditoriale il limite invalicabile del danno sociale? E la cultura, la ricerca (art. 9), quanto sono incentivate vista la miseria dei fondi stanziati in questo settore? E ancora, quanto è democratico l’uso dei manganelli da parte delle forze dell’ordine contro gli studenti che esprimono pacificamente il proprio dissenso e quanto lo è il Decreto Anti Rave che vieta i raduni all’aperto in palese violazione dell’art. 21?
E l’attacco all’indipendenza della magistratura, pilastro di una democrazia che si fonda sulla separazione dei 3 poteri – esecutivo, legislativo, giudiziario – esplicitata dagli art. 103 e 113, quanto è compatibile con il dettato costituzionale? E infine quanto è democratico un paese il cui Senato è presieduto da un fascista mai pentito – Ignazio La Russa – che ostenta con orgoglio il busto di Mussolini in sommo spregio della XII Disposizione transitoria della Costituzione che vieta l’apologia del fascismo? Per concludere: sono gli antifascisti fuori tempo massimo o lo sono i fascisti che ci governano?
Anna Maria Guideri 29-05-2022
