quando la libertà digitale diventa sospetta anche per chi la difende
Ci sono storie che sembrano scritte da un autore di fantascienza paranoica, e invece sono cronaca. Dopo l’inserimento di Autistici/Inventati nella lista dei “terroristi globali” da parte del governo statunitense, la vicenda ha preso una piega ancora più surreale: i server del collettivo sono stati spenti temporaneamente, e perfino Banca Etica — sì, proprio quella che si definisce “no profit” e “socialmente responsabile” — starebbe valutando di chiudere i conti del gruppo.
Il motivo? Un ordine politico partito da Washington, che ha dato un mese di tempo a privati e imprese americane per interrompere ogni rapporto con A/I. Ma qualcuno, evidentemente, ha deciso di anticipare i tempi. Il Public Interest Registry, l’ente che gestisce i domini “.org”, ha obbedito per primo, rendendo irraggiungibile il server autistici.org. In poche ore, i tecnici del collettivo hanno rimesso tutto in piedi, spostando i dati fuori dall’orbita statunitense. Un gesto di resilienza digitale, ma anche un segnale inquietante: basta un clic politico per spegnere un pezzo di rete indipendente.
E poi c’è la Banca Etica, che dovrebbe essere il rifugio naturale di chi crede nella solidarietà e nella libertà. Invece, secondo quanto riportato da Il Manifesto, ha comunicato ad A/I l’intenzione di chiudere i conti correnti, vitali per le donazioni e la gestione delle infrastrutture. Una decisione “non ancora ufficiale”, dicono, ma già abbastanza simbolica da far tremare i polsi. Perché se perfino una banca nata per difendere i valori sociali si piega al vento delle sanzioni americane, allora il problema non è più solo tecnico: è politico, culturale e morale.
Il paradosso è evidente. Un collettivo che da venticinque anni difende la libertà di comunicazione, che offre spazi gratuiti e sicuri a chi non vuole essere profilato, viene trattato come una minaccia alla sicurezza globale. E chi dovrebbe difendere la libertà di pensiero — istituzioni, banche, partiti — si ritrae per paura di perdere l’accesso ai circuiti Visa e Mastercard. La libertà digitale, insomma, vale meno di una transazione.
Come ha detto Blicero, uno degli attivisti di A/I, “basta un ordine politico per spegnere un pezzo di rete molto importante, quello utilizzato da chi non ha scopo di lucro”. Ed è proprio questo il punto: la rete non è più neutrale, ma fragile, vulnerabile, ricattabile. Chi la usa per fini sociali o culturali rischia di essere bollato come sovversivo. Chi la gestisce con indipendenza rischia di essere isolato. Chi la difende, come A/I, rischia di essere cancellato.
La storia di Autistici/Inventati non è solo una questione di server o conti bancari: è una cartina di tornasole del nostro tempo. Un tempo in cui la libertà digitale è sotto attacco, e in cui anche le istituzioni “etiche” sembrano incapaci di resistere alla pressione geopolitica. Un tempo in cui la parola “terrorismo” viene usata come passepartout per zittire chi non si allinea.
E allora sì, si potrebbe ridere — ma sarebbe una risata amara. Perché se la rete libera diventa un crimine, allora il vero pericolo non è chi la gestisce, ma chi la spegne.
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👉 Intervista completa su Radio Onda d’Urto https://www.radiondadurto.org/2026/08/27/autistici-inventati-nella-lista-statunitense-dei-terroristi-globali-se-non-fosse-grave-e-seria-la-situazione-si-potrebbe-fare-una-bella-risata-intervista-al-collettivo-digitale/

