Ogni volta che arrivo quassù, so che potrò imparare qualcosa. So che potrò sfogarmi, lamentarmi, so che Graziano Cioni c’è. Nonostante il Parkinson, c’è. Graziano è un po’ un padre, un fratello, un insegnante, uno psicologo. È stato anche un senatore della Repubblica, quando essere senatore voleva dire essere senatore, e non solo sedersi in Senato.
Lo chiamavano lo Sceriffo, quando faceva il vice sindaco a Firenze, dicevano che era tosto. Per me non lo era tanto, lo fregavo sempre, perché io facevo la venditrice ambulante, ovviamente abusiva, e correvo come una matta per non farmi sequestrare i ninnoli che vendevo. I suoi agenti mi vedevano un po’ come Batman al contrario, una sorta di merda mitologica che batteva pure i “vu cumprà” quando si trattava di imboscarsi nei vicoli, e mi avranno presa, si e no, un paio di volte. Ma, appunto, le mie idee venivano apprezzate e ci si sedeva a un tavolo per confrontarci.
Con noi venditori abusivi, che alla fine eravamo anche una garanzia perché non vendevamo robaccia come si vende ora negli shop ufficiali del centro storico della città, lo Sceriffo trattava, e arrivammo a un compromesso che mi permise di lavorare ancora per riuscire a finire l’università.
Graziano è stato una istituzione a Firenze, che faceva funzionare l’Istituzione. E a volte penso che quell’Istituzione che funzionava come tale, se ne stia qua con lui, su questa collina, mentre quella con gli uffici, i dipendenti e gli amministratori, che faceva sentire i cittadini, cittadini e non sudditi, non esista proprio più.
Sarà l’età che avanza, ma viene da dire: “Quando c’erano loro…”.
Quando c’erano loro Firenze era una città, non un supermercato con gli sconti. Si pagava, si pagava per la qualità.
Oggi paghiamo, ma…
Lorenzo Becattini, Daniela Lastri, battete un colpo! Forse serve fare un salto indietro!
