Quello che sta succedendo in America in queste ore, ricevendo una copertura mediatica ordinaria, è semplicemente terrificante.
Tre discorsi tenuti nello stesso giorno hanno inferto ferite potenzialmente mortali alla democrazia americana.
1) Il discorso di Rubio.
Davanti a funzionari di oltre 60 paesi, il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che l’architettura antiterrorismo costruita in una generazione contro il terrorismo jihadista dovrebbe essere ricalibrata e puntata contro la sinistra interna statunitense. Ha descritto anticapitalisti, anarchici, marxisti come mossi da un “risentimento velenoso mascherato da giustizia”, capaci solo di “distruggere ciò che è bello e giusto”. È il colpo più pericoloso anche perché il meno notato. Trasforma un intero schieramento politico in un bersaglio della macchina antiterrorismo internazionale, con applausi ufficiali messi a verbale.
La “sinistra interna” viene definita come un nemico transnazionale legato a Paesi come Iran e Cuba (ovviamente senza fornire prove). Rubio ha poi svalutato in anticipo le critiche di giornalisti e think tank sostenendo che condividono gli obiettivi del nemico.
Il dissenso politico è secondo questa visione un atto di terrorismo e così sarà trattato.
2) Il discorso di Miller.
Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, ha definito la sinistra un “cancro” da estirpare, un “nemico della civiltà”. Ha anche detto, riferendosi ai manifestanti Antifa, che “non uno sembra normale… sono tutti deformi nell’aspetto, nel vestire, nei modi”. Miller ha affermato che i richiami ai diritti umani devono “cadere nel vuoto” e ha delineato un piano d’azione in sei verbi: disrupt, identify, defund, debank, arrest, prosecute.
È la stessa retorica usata dal regime nazista: quando un governo definisce una parte dei suoi cittadini come una neoplasia, la conseguenza logica e la risposta successiva è l’estirpazione, l’eliminazione fisica.
3) Il discorso di Trump (in prima serata).
Il Presidente ha definito il sistema elettorale americano “indifendibile”, ha sostenuto che una potenza straniera detenga i dati di 220 milioni di elettori, ha dichiarato il voto per posta intrinsecamente corrotto, ha accusato i propri servizi di intelligence di occultamento, e ha detto al Congresso che l’unico motivo per opporsi alla sua legge è l’intenzione di imbrogliare. Trump costruisce una cornice “infalsificabile”: se la legge passa e vince, ha funzionato; se perde, hanno imbrogliato. Rendendo impossibile qualunque esito elettorale futuro percepito come legittimo.
I media hanno commesso un “errore di triage”, concentrandosi quasi solo sul discorso serale di Trump (il più eclatante) e trascurando quelli di Rubio e Miller, che sono potenzialmente più letali per la democrazia americana perché gettano le basi istituzionali per colpire concretamente gli oppositori politici, mentre l’attenzione pubblica va altrove.
