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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

L’Ur‑Vannaccismo, infima fase suprema del coattofascismo de noantri

La Redazione, 18 Giugno 202618 Giugno 2026

Grazie a Radio Radicale ed un viaggio in macchina mi sono goduto parte degli interventi assembleari e le conclusioni del generale Vannacci all’Assemblea costituente del nuovo partito Futuro Nazionale..

L’impressione che ho avuto è quella del Mondo alla rovescia: quasi tutte le affermazioni (i punti del programma) sono ridicoli, contradditori, velleitari. Il modo di porsi poi è quello mussolinian-hitleriano, fascista senza se e senza ma. 
Ma allora? Dimentichiamo il folklore e badiamo alla sostanza.

Dichiarazioni ed eloquio. Vannacci non è un’eccezione anzi percorre una tradizione vincente: la spudoratezza di Berlusconi, il grande sdoganatore del trivio nonché gran patron della menzogna pubblica ha governato un tonfo; i vaniloqui e le bugie apodittiche di Trump non lo hanno penalizzato, per ora. Lo starnazzare esagitato da oca spennata che abbiamo in casa non si è dimostrato sufficiente a far perdere consensi al partito di maggioranza al Governo.
E in genere l’asimmetria che c’è tra i programmi elettorali e le politiche dei vincitori è più la norma che l’eccezione.
Quindi su questo punto il Vannacci anche quando gioca le sue carte, vedi ad es. No all’elettrico ma si alle biomasse oppure: metteremo l’ora legale tutto l’anno con un risparmio di 180 milioni, … ma i punti sono tanti che non val la pena di elencarli: il fatto è che sembrano le risposte di una Intelligenza Artificiale quando ha le allucinazioni, e quindi occhio, c’è un sacco di gente che le piglia per vere.

Partito nuovo con poche speranze di crescita. Ricordate quando si presentò Berlusconi ed Occhetto evocò la “gloriosa macchina da guerra” ed andò come andò?
Ma Berlusconi aveva i soldi e gli appoggi. Perché, non si crederà mica che Vannacci sia il regista e non l’interprete?
Come potrebbe uno come lui raccogliere in pochissimo tempo oltre 100mila adesioni, e poi non può sfuggire che il generale non è solo, ma in buona compagnia: in Europa sono tanti i fascismi che volteggiano sopra i cadaveri delle democrazie quasi rappresentative quasi liberali, malamente liberiste che quasi rappresentano gli Stati dell’Unione. E in Italia? La transumanza da Fratelli d’Itaglia e dalla Lega di Salvini non è solo un atto di disperato opportunismo da parte di un sempre più nutrito gruppo di trombati e trombandi, ma una vera opportunità di creare uno strumento politico ancora più prono a color che ponno (altro che ginocchiere, questi s’inginocchian anche sul sale grosso).

E pur nella sua rozzezza il generale conosce la tattica. Costruire lo strumento (il partito), indicare azioni di disturbo (le squadre futuriste contro la cultura di sinistra e a favore della Scuola gentiliana -si, non badate alle contraddizioni-, non nominare mai il nemico (insegnamento di Non pensare all’elefante di Lakoff) : se badate bene questa regola viene applicata nei confronti dei veri competitor, che non sono né i derisi “sinistri” (almeno per ora) e neppure il campo largo, ma proprio loro, il suo brodo di coltura, il seno che ha allevato la serpe ingrata, Meloni e Salvini (e Abdul al Tajani, se ci fosse). Bisogna riconoscere l’abilità, anche se un po’ goliardica, con l’inno scelto per le future azioni futuriste: Futura di Lucio Dalla: un programma di futuri latrocini in ogni campo, non solo quello musicale.

Per la strategia ci penseranno i mandanti: al momento opportuno vedranno se Futuro Nazionale dovrà fare il salvagente ad un governo ancora più a destra dell’attuale, oppure facilitare la vittoria della “sinistra” con l’astensione e sbaragliare i competitor di destra e porsi come l’unico rappresentante delle destre e giocare al prossimo turno la partita vera del governo di uno solo.

Intanto la partita si gioca sulla propaganda e l’ideologia. E qui il Vannacci rifulge sopra tutta la destra: riesce a mantenere un tono deciso ma pacato nel dire (non come la bambina indemoniata dell’esorcista che fa venir il mal di stomaco solo a sentirla), i contenuti sono perentori in buona parte condivisi da buona parte del sottoproletariato classico (che è in aumento) e di quello mentale (in aumento anche quello tanto c’è l’Intelligenza Artificiale). La battaglia contro la cultura (di sinistra in quanto tale) non è un caso che è stata citata come uno dei pochi obbiettivi politici del neo partito. E sa giocare anche nel campo avversario: quando dice che la guerra alla Russia è una follia ha ragione, anche se mente, l’autonomia nazionale anche dagli americani, idem con patatine … anche qui abbiamo un miracolo comunicativo: l’ambiguità delle affermazioni diventa certezza ideologica e identitaria nel contempo.

Torniamo agli strumenti: il partito Futuro Nazionale, si presenta già come organizzazione strutturata a livello decentrato (Nazionale, Regioni, Province, Comuni …). E sono tutti attivisti con la voglia di menare: non solo quelli che vengono dall’estrema, i Micheliniani, Rautiani, Alemanniani, Casapandisti … , ma anche i nuovi che vedono nelle nuove praterie l’occasione di caccia allo scalpo dell’indiano, del negro, e via diversificando ,… (i fatti di Belfast sono una chiara indicazione di un nuovo livello della politica che ci attende. Una volta c’è stata la Strategia della tensione, perché adesso non dovrebbe esserci quella della Confusione?).
Un partito organizzato è un fattore di successo. Chi può contare oggi su di un partito vero? Non certo i Berluscones, la Lega s’è impantanata nella guerra per bande tra nordici e sudici, tra amministratori e movimentisti… I Fratelli d’Itaglia hanno esaurito le loro élite nell’occupazione di tutti i posti della greppia pubblica che hanno potuto occupare. Tutti ma proprio tutti, anzi qualcuno ha dovuto farsi fare un secondo ed un terzo culo per non lasciar libero nemmeno un posto.
Neanche l’opposizione brilla su questo campo. I 5 stelle hanno conservato l’originale spirito anarco-radicale e nonostante l’avvocato sono restii all’irreggimentazione, quindi al massimo buoni per azioni scoordinate di guerriglia..
Il PD, anche se ha abbandonato in parte l’idea del Partito leggero e dispone di una struttura articolata sul territorio sembra più intento ad una eterna notte dei corti coltelli sezione per sezione, federazione per federazione e via avanzando, è poco incline a uscire sul territorio, d’altra parte per fare che? quale programma? quali idee buone e forti contro le ideacce forti dell’avversario? Esiste una idea di riformismo che possa appassionare l’elettorato? esiste una narrazione riformista plausibile? esistono leader politici riformisti credibili? esistono esperienze di governi riformisti che si siano meritati questo aggettivo?: la zavorra ideologica di un riformismo senza riforme sembra affondare qualsiasi sforzo, anche serio, che possa fare un capitano di ventura, proclamato d’emblée da un’assemblea effimera e che si ritrova a capo di un apparato che, in gran parte, lo considera un corpo estraneo ed aspetta il momento buono per l’ammutinamento.

E poi… facciamo un esame di coscienza; è dai tempi di Berlusconi (non parliamo dello scioglimento del PCI associato all’abiura di ogni idea di socialismo per non dire di comunismo -claro esempio di scuola da associare al detto “buttar via il bambino con l’acqua sporca”-) che lentamente e progressivamente la “sinistra” non si è efficacemente posizionata in difesa dei valori che la rappresentano: Costituzione, Repubblica antifascista, diritti sostanziali dell’uomo, critica al capitalismo …  e lotta al capitalismo, almeno per quel che si può fare, solidarietà e internazionalismo …. . Questo torpore si manifestava mentre gli altri combattevano giorno per giorno per far passare le idee più losche a tutti i livelli: alti medi e bassi, soprattutto bassa cultura del sottoproletariato di fatto, ma anche la media borghesia più o meno riflessiva, e le élite illuminate. Sintomatico il fatto che si sente parlare di sinistra e non di socialismo, di centro-sinistra o di riformismo ma non di lotta per le riforme … quasi a nascoder la vergogna.
La battaglia per l’egemonia (Gramsci) allora chi l’ha vinta ?
E allora, diciamolo forte e chiaro: ma siamo sicuri che l’Ur-Vannacci non sia già tra noi, anzi in noi?

Gian Luigi Betti 14-6-26

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