Elon Musk è diventato il primo uomo ad aver un patrimonio personale superiore ai 1000 miliardi di dollari. Un simile risultato dipende dalla quotazione in Borsa di Space X, di cui Musk possiede quasi il 42% delle azioni. Ma è interessante aver presente come è avvenuta questa quotazione: sul mercato è stato messo solo il 4% delle azioni che hanno incassato 75 miliardi, con un incremento del valore iniziale dell’azione da 135 a 173 dollari. Per effetto di questo collocamento il valore complessivo di Space X è arrivato a superare i 2000 miliardi di dollari, collocandosi fra le società a maggior capitalizzazione del mondo. Alla luce di ciò può essere utile tenere presenti alcune considerazioni. La prima è proprio legata al fatto che il collocamento di una frazione della società ha determinato il balzo del suo valore complessivo che obbligherà i grandi fondi passivi – con i prodotti che replicano gli indici – a comprare grandi partite di un titolo esploso con questa procedura. La conseguenza è che tali prodotti finiranno in milioni di fondi pensione e polizze sanitarie. La seconda considerazione riguarda i conti reali delle società confluite in Space X che registrano perdite annue per quasi 5 miliardi, a fronte di un fatturato di 18 miliardi di dollari. A ciò si aggiungono le tante incertezze sui progetti spaziali e sulle colonie su Marte. La domanda sorge spontanea. Ma come è possibile che una società così incerta che punta su Marte valga subito, con il collocamento di una frazione, oltre 2000 miliardi di dollari? Forse la risposta sta nella costruzione certosina di una narrazione per cui Elon Musk è un nuovo Re Mida, un genio artefice di una innovazione tecnologica incomprensibile agli umani ma certo in grado di arricchire tutti. La finanza dei super ricchi vive di questo e di un “parco buoi” da spremere.
Alessandro Volpi Facebook
