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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

La Fiera da I racconti di Gino

La Redazione, 29 Marzo 202629 Marzo 2026

C’era una volta il mondo contadino … anni ’50 da: Gino Benvenuti Giorno per Giorno ed. Punto Rosso Milano 2018 La Fiera da pag.28 a pag.34


Chiese alla mamma i pantaloni corti più belli, quelli con due bottoni vicini al bordo del gambale, regalo di un pacco di beneficenza del patronato scolastico ed i calzini lunghi, anche se era estate, in modo da coprire alcuni lividi sullo stinco; nell’aia lacrimò a lungo per il fresco improvviso.

Calzò i sandali Giglio con la abbietta metallica e gli “occhi”sulla tomaia, e montò sul calesse che lo zio aveva già approntato e lì lo aspettò con ansia fino a quando arrivò con il gilet scuro e un fioccone nero che gli scendeva sul petto. Un controllo al suo portafoglio a organino ed al coltello negli stivaletti, un colpo di frusta con le redini in una mano, ed il cavallo dopo aver roteato la testa, sulla cui fronte spiccava un mazzolino di viole, sbruffando, prese al piccolo trotto a muoversi.

-Reggiti, nini(1) – gli disse lo zio biascicando tra le labbra sbiadite, un toscanello.

L’acre fumo del sigaro si liberò nell’aria mescolandosi con l’alito caldo del cavallo. Giunto nello slargo prima della piazza, davanti alla caserma della polizia, incrociò il padrone, arrestò il calesse, tirò la martinicca e si tolse il cappello.

Sprezzante, tutto di un pezzo sul calesse silenzioso, impreziosito da due parafanghi metallici color avorio sopra le ruote di gomma, agitando una frusta dal manico di ciliegio intarsiato, egli passò oltre in compagnia d’una bimbetta biondiccia tutta boccolotti e lentiggini che aveva in testa cappellino di paglia, con un ampio fiocco rosa sul dietro, da cui spuntarono delle trecce chiuse con un cinturino.

Quando incrociò Niccolò, gli fece uno sberleffo. Appoggiò il mazzolino di fiori sulla panca e turandosi il naso guardò altrove. Il bimbo la seguì con lo sguardo e vide che rivolse alcune parole al suo parente.

-Madonna zio com’è antipatica- .

-È un vizio di famiglia- .

-Chi è quell’uomo, il nonno?- .

-Ma che nonno… quello è suo padre! Fa come il cuculo, cova nel nido degli altri(2) – .

-Che vuol dire zio?- .

-È un proverbio… quando sarai grande lo capirai, ed ora reggiti perché si comincia a correre- .

-Ma perché ti sei fermato?- .

-Ci tiene ad essere salutato perché “l’è il padron dei mi’ coglioni”. Se ne accorgerà quando si farà la stima del vino e dell’olio. Vedrai che culo gli farò anche se ha studiato- minacciò ghignando prima di far schioccare la frusta. Il pesticcio degli zoccoli ed il cigolio metallico dei cerchioni rimbombarono nello slargo e quando arrivarono, nei pressi della fiera, essa era già da un pezzo animata.

Tra chi scaricò la merce dai barrocci, e chi invece sul posto era già pronto a venderla, perché giunto prima dell’alba, si sentirono nella fiera, grida di ogni genere. Sistemato il calesse in un angolo di una viuzza in discesa, adiacente la piazza principale, vi si avviarono lentamente e premuroso lo zio gli chiese se volesse mangiare qualcosa ma Niccolò declinò l’invito. Poco oltre, però adocchiò il triciclo di un duraio(3) che cominciò a tirare e sbattere con maestria, su un tavolino di marmo, l’impasto caramelloso di zucchero e menta.

-Per quella roba ora è presto- borbottò lo zio intuendo il desiderio del nipote che continuò a camminare per la mano con lui. Di tanto in tanto, salutò i suoi amici e clienti e Niccolò seguì con attenzione i discorsi sui raccolti, le bestie da vendere e notò la frequente abitudine di sputare a terra. In uno slargo fuori dal rivolo della folla, lo zio sostò a lungo in compagnia di altri contadini e sensali. Poco distanti da loro il bestiame, le stie e le gabbie, in un miscuglio di trilli, ragli, belati, muggiti, si fusero in una babele di suoni e non mancò il solito chicchirichì ed il gorgheggio di un isolato usignolo come apprese Niccolò chiedendo che uccello fosse.

Man mano che la piazza si riempì, si formò un’accozzaglia tra odori, un diluvio di frasi intervallate da bestemmie, imprecazioni, invettive e qualche risata sguaiata.

Lo zio di tanto in tanto, gli domandò al nipote se si stesse annoiando ma lui tenace, esibì un grande interesse ed alla fine vide stringere tre mani che oscillarono tre volte in aria, dopo di che lo zio riempì il suo portafoglio con tre fogli da diecimila lire; soddisfatto invitò il nipote a prendere qualcosa da bere ma strada facendo Niccolò adocchiò un carretto con lupini e giuggiole e lo sguardo dovette essere intenso se lo zio si fermò.

-Un cartoccio di lupini e uno di giuggiole- ordinò dopo aver salutato il venditore che si aggiustò il cappello bianco con un cordone dorato sulla tesa.

-Chi è questo bambino?- .

-l’mi’ nipote-.

-Da quanto lo vuoi il cartoccio?-.

-Quello più grande- .

-Che fortuna uno zio così generoso; come ti chiami?-.

-Fai alla svelta- rispose lo zio facendo il suo nome.

-Tieni tutti e due per te- .

Soddisfatto il nipote si sedette su una panchina e, mentre lo zio confabulò con un venditore di lame, divorò i due cartocci.

Cominciarono il giro tra i banchi ed il bimbo pago, ignorò quello dei brigidini, dei torroni e delle nocciole caramellate.

La fiera era al massimo dell’attività ed anche le vie più remote, furono sature.

Il merciaio accaldato, con corredi e fazzoletti ne vendette a rate dieci scatole in cinque minuti, segnando con il lapis su un quaderno dalla copertina nera, un arrotino fece scintillare delle lame pedalando come un forsennato, un corpulento imbonitore mostrò più volte un callifugo portentoso mescolato sul banco a maglioni e berretti; non mancarono i soliti stornellatori che, circondati da curiosi, cantarono burle e leggende.

La mattina volse al termine quando lo zio si rinfrescò ancora il palato, con un bicchiere di vino mentre il bimbo, subito accontentato, chiese una gazzosa. All’uscita dalla bettola ritornò, per mano dallo

zio, nei pressi del bestiame percependo il puzzo acre dell’urina e degli escrementi che crescevano.

-Aspettami qui e te non ti muovere perché qui c’è da perdersi- ordinò lo zio puntando l’indice.

Obbediente Niccolò si sistemò su una balla di fieno e si tappò per un attimo il naso. Curiosità ed aspetti insoliti, suoni e colori, gesti ed espressioni diversi, che vide per la prima volta, lo fecero contento.

Stordito da quella marea di sensazioni ed immagini, e da un’incipiente stanchezza, ebbe un lieve giramento di testa ma, tacendo il suo repentino malessere per mimetizzarlo, agitò a lungo la mano, sorridendo allo zio intento alla trattativa per la vendita d’una giovenca, che il padrone con orgoglio mostrò ai presenti. Lo zio le palpò le mammelle, sollevò i labbri, chiese il prezzo e si allontanò un attimo con il compratore. Il sole era picco; torrido ed implacabile faceva risaltare tanti colori obbligando tutti a cercare un po’ di ombra. Ansioso Niccolò aspettò il ritorno dello zio, mentre due contadini urlando accennarono ad una rissa sedata dall’arrivo di due carabinieri che si presentarono chiedendo il motivo di tanto schiamazzo dopo aver diviso i litiganti.

Si formò subito una piccola folla di curiosi che a loro modo commentò l’accaduto con pareri contrastanti anche dopo che i due carabinieri si erano allontanati, con i litiganti, e di lì a poco, lo zio ritornò in compagnia di un uomo rubizzo con un fazzoletto a quadri intorno al collo, dagli stivali lucidi ed i pantaloni di fustagno; a vederlo faceva venire caldo. Chiacchierarono a lungo ed alla fine conclusero con la solita stretta di mano e un impegno a finirsi subito una bottiglia di vino. Niccolò seguì attento e si aggregò a quella gente, abbracciate ruvidamente dallo zio. Su un tavolo scabro, dove ronzavano mosche moleste, due bicchieri di vetro verde pieni fino all’orlo furono vuotati più d’una volta.

-E il bambino non beve?- chiese spizzicandogli una guancia.

-È piccino, avrà tempo per bere- tagliò corto lo zio

-Ti annoi alla fiera?-

-No, no.. .mi piace, non ci sono mai stato ad una fiera- .

-Offro io. Icchettuvvoi nini?(4)– disse il compratore della giovenca.

Niccolò imbarazzato, per non smentire lo zio, abbassò lo sguardo e poi bisbigliò:

-Acqua e vino- .

-Macché acqua… dai retta a me, un bel bicchiere di Albana- .

-Tu me lo ubriachi-.

-Facciamo un’altra bottiglia e un bicchiere d’Albana- propose ancora l’uomo urlando all’oste di essere servito subito.

Lo zio gli strinse l’occhio come per confidare un segreto nel pomeriggio ed al termine si salutarono calorosamente con l’impegno di fare altri affari. Dopo una gara, per pagare, lo zio lo accompagnò sulla soglia della fiaschetteria ed ordinò da mangiare abbondante.

Le sedie, basse ed impagliate a mano, resero difficoltoso a Niccolò servirsi con i vassoi in mezzo al tavolo ma entrambi soddisfatti, uscirono in piazza accolti da un rumore meno intenso e più ovattato, come le lingue più stanche dei venditori e la gestualità smorzata dei contadini; anche il bestiame sembrò meno vivace.

Le viuzze definite dalle bancarelle dei venditori avevano acquistato un odore inconfondibile di ortaggi spiaccicati, mentre gli ambulanti cominciarono a sistemare la loro merce prima di avviarsi al ritorno anche con le casse vuote e le bottiglie di vetro già accatastate.

Strada facendo, il bimbo vide alcune gabbie con richiami vivi verso le quali lo zio si avvicinò, prima di chiedere alcune spiegazioni al venditore. Solo alcuni uccelli lanciarono gorgheggi ed allora Niccolò si fece spiegare le varie specie dopo averle indicate allo zio che interessato, si divise tra la trattativa, la curiosità del venditore e l’impazienza del nipote.

-Fattene comprare uno… quale ti piace?- disse il venditore.

-Servono ai cacciatori come me- tagliò corto lo zio.

-Dammi questo- aggiunse con tono deciso.

-Ha un canto bellissimo- .

-Se non canta te lo riporto e metto te in gabbia- .

-Gliel’ho detto che è giovane… deve essere ancora svezzato- .

-Non trovare scuse e rendimi il resto- .

-Non glielo posso dare mi costa un occhio- .

-Vai, vai tu lo sa’ bene che sono un cliente di prima classe- .

-Come l’è furbo il tu’ zio– replicò il venditore facendo un complimento a Niccolò inorgoglito da questo elogio inaspettato.

Terminato l’acquisto, lo zio fece coprire la gabbia con un panno prima di consegnarla al nipote orgoglioso che la impugnò tenendo il braccio rigido. Nel camminare, il bimbo incuriosito dagli invadenti sguardi dei passanti, chiese:

-Zio che cosa è quest’uccello?- .

-Un merlo giovane- .

Lo zio si fece consegnare la gabbia che agganciò dietro al sedile del suo calesse, dopo aver accarezzato a lungo il cavallo. Prese una manciata di carrube, tolse il sacco di fieno legato intorno al collo e cominciò a parlare al cavallo quasi scusandosi di averlo lasciato solo per tanto tempo.

Strusciò il volto sul muso della bestia, baciandolo più volte, mentre il bimbo da quel posto leggermente in salita, notò molti tendoni ricoperti da teli bianchi. Nelle vicinanze del loro calesse, da un forno a legna giunse improvvisamente un odore di carne arrosto e di frittelle. Prima di salire sul calesse lo zio raccolse una pagliuzza e solleticò sotto l’ala il merlo, che lanciò un acuto fischio.

-Meno male che funziona domani lo provo subito nel campetto dietro casa- .

-Ma fischia perché vede le persone?- .

-No, perché questo è un merlo cieco- .

-Cieco? Perché?- chiese lacrimoso Niccolò.

-Canta meglio ed a me serve solo come richiamo- precisò sbrigativamente lo zio prima di estrarre dal taschino del gilet uno zuccherino che il cavallo ingoiò immediatamente.

-Poverino! Come fa a vivere cieco?-.

-Vivono gli uomini, posso vivere le bestie- insisté lo zio che accarezzò ancora il cavallo.

La bestia cominciò a scuotere la testa muovendo le labbra e puntuale lo zio gli dette un po’ alla volta un pacchettino di zuccherini.

-Vedi Niccolò è il segnale della partenza e lui lo sa- disse ma notando il silenzio di Niccolò lo accarezzò sussurrandogli:

-Ci sei rimasto male per il merlo?- .

-No, no- rispose lui stropicciandosi gli occhi inumiditi, prima di smorzare uno sbadiglio.

L’ultimo sguardo alla fiera e poi la carrozzella cominciò a serpeggiare insieme ad altri barrocci sulla via casa. Sul cocuzzolo della salita, il bimbo si voltò indietro e vide le sommità delle tende non più abbaglianti come al mattino.

Tra sobbalzi e scossoni riuscirono ad imboccare un breve viottolo prima di rientrare nella carreggiata.

-Mi dici zio perché mi hai strizzato l’occhio stamani?- .

-Quando?- .

-Prima di ordinare l’acqua ed il vino- .

-Ah, sì da quello lì ho comprato una giovenca precoce che è già gravida e lui non se n’è accorto- .

-E se lo viene a sapere?-.

-Da chi? Lo rivedo l’anno prossimo- .

-Allora c’ha perso-.

-Pei bischeri un c’è paradiso ed ora acqua in bocca perché si ritorna con altri due compari-.

-Come mai?-.

-Dalle fiere è sempre bene tornare in compagnia- gli rispose lo zio prima di far schioccare la frusta.

Note

(1) bambino nel gergo fiorentino

(2) Approfittare degli altri

(3) Chi vende dolci di zucchero cotto aromizzato

(4) Cosa vuoi bambino?


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