La Polonia, già famosa per la sua leggendaria cavalleria pesante d’élite, la Husaria, degli Ussari alati, distintasi nella battaglia di Vienna del 1683 che ruppe l’assedio ottomano, rinnova la tradizione e vuole diventare la potenza corazzata d’Europa: entro il 2030 avrà più carri armati di Germania, Francia, UK e Italia insieme. L’accordo da 6 miliardi con la Corea del Sud per 180 K2 Black Panther e veicoli blindati è solo l’ultimo passo di un piano di riarmo iniziato nel 2022, che include anche acquisti dagli USA (M1 Abrams, HIMARS, Apache).
La scelta di Varsavia riflette una strategia geopolitica chiara: preferire Washington a Bruxelles, rinforzando il ruolo di “alleato modello NATO” anziché seguire l’autonomia europea. Con una spesa militare al 4,7% del PIL (la più alta in Europa), la Polonia non modernizza solo l’esercito, ma trasforma la società: programmi scolastici di addestramento militare, retorica anti-russa e mobilitazione civile creano un’identità nazionale basata sulla minaccia esterna.
Dietro questa corsa agli armamenti ci sono traumi storici (invasione nazista e sovietica) e l’attuale crisi ucraina, ma anche un’ambizione più grande: diventare il perno atlantico nell’Est Europa, con una deterrenza che è anche proiezione di potere. Mentre l’UE discute di autonomia strategica, Varsavia scrive il suo futuro da protagonista, ridefinendo gli equilibri continentali.
Gian Luigi Betti 6-8-25
Leggi l’articolo su L’Indipendente
