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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

FINE

La Redazione, 16 Agosto 202116 Agosto 2021

Adesso è tutto un fiorire di commenti e analisi sulla sconfitta subita dall’occidente in Afghanistan.
Ne avessi ancora voglia e avessi le capacità e la tenacia della paziente ricerca e citazioni di fonti scriverei anch’io il mio saggetto analitico magari muovendo dal “Grande gioco” dello stranoto Peter Hopkirk. O anche dal meno noto e più recente Khyber Pass di Paddy Docherty.
Con tutto che non ne avverto la necessità.
Le cose negli ultimi trent’anni sono chiare a chi le vuol vedere.
Diritti umani, libertà, democrazia, liberazione delle donne e persino guerra al terrorismo c’entrano come i cavoli a merenda.

Prima Fase 1979/1989.

Si scatena l’inferno entro le varie etnie e potenze personali nel partito comunista afghano. (in realtà si chiama in un altro modo ma fa lo stesso).
Si uccide anche dentro la sala del comitato centrale. (Almeno stando alle informazioni riservate riportate in Italia dal PCUS).
La sostanza di quel report è : sono barbari, vogliono tornare al medio evo.
Interveniamo.
Dieci anni di una guerra caratterizzata da atrocità da ogni parte. L’URSS intanto arriva alla fine. Il contributo degli USA via Pakistan e Arabia Saudita è determinante.
Sul campo la vera differenza la fanno i missili spalleggiabili Stinger che abbattono con letale precisione i grandi elicotteri da trasporto truppe dei sovietici. L’allora capo della CIA ci informa che per recuperare quelle armi, capaci di abbattere aerei al decollo e che sono ormai sparse per ogni dove gli USA promettono oltre centomila dollari cadauno.
Ma sul campo c’è anche Al Qaeda con il suo leader, Osama bin Laden finanziato dall’Arabia Saudita, ospite non sempre gradito dei talebani.
Ma in guerra tutto fa brodo, fino ad un certo punto.
Quando Al Qaeda a due passi dall’attacco alle torri gemelle fa fuori il capo dell’alleanza del nord, Massud il leone del Panshir strenuo combattente prima contro i sovietici e poi contro il regime talebano, gli USA forse si rendono conto che aver armato bin Laden non è poi stata una grande idea.
La logica : è un figlio di puttana ma è il nostro figlio di puttana non sempre funziona.

Seconda fase. 2001/ 2011.

Alla fine del decennio con un’operazione condotta in Pakistan gli USA uccidono finalmente bin Laden.
Il mostro della strage dell’undici settembre è morto. Non può più parlare. E questo è maledettamente importante ai fini di capire bene la dinamica dell’11 settembre.
I pakistani protestano flebilmente per non esser stati avvertiti. Anche se c’è sempre da dubitare del ruolo del ISI il loro onnipresente servizio di intelligence: una struttura criminale di stampo mafioso senza la cui opera bin Laden non avrebbe trovato scampo per oltre un decennio. Strano che gli USA non sapessero. Ma ad un certo punto Obama decide di forzare la mano anche se l’ISI resta comunque il depositario di ogni tipo di rapporti non convenzionali tra USA e Pakistan rafforzati durante la guerra sovietica ma instaurati fin dalla fine degli anni ’40 del novecento.
Una struttura del tutto originale che conserva un forte potere di ricatto tale da consentirle di giocare molti ruoli anche tra loro apparentemente contraddittori. Sono doppiogiochisti per natura e costituzione. Ma anche affaristi e ladroni di forte spessore.
Ma lasciamo stare.

Terza fase. 2011/ 2021.

E’ tutto un peana alla stabilizzazione dell’area. I talebani, che in realtà intrecciano alleanze con etnie diverse o pezzi di esse sembrano, all’inizio, ancora incapaci di condurre offensive di una qualche profondità verso il governo fantoccio di Kabul ancora guidato da Karzai.
Le tivvù occidentali ci mostrano nel corso degli anni, dal 2004 al 2014, quell’uomo gentile e colto con evidente intento di accreditare una pacificazione sorretta dalle armi NATO che non c’è mai stata.
In realtà ci mostrano un altro loro figlio di puttana che vince elezioni fasulle e che ha contribuito alla diffusione di una corruzione tale da incrementare le simpatie o almeno le neutralità nei confronti dei talebani. D’altro canto Karzai nasce come “consulente” della petrolifera Unocal ed ha un fratello noto narcotrafficante.
Dopo il 2014 (se ricordo bene) gli subentra tal Ghani , quello che la mattina di sabato scorso diceva: “il nostro esercito è in grado di assicurare pace e stabilità e intanto sono in corso negoziati con i talebani”. Insomma , tranquilli si arriva ad un accordo. Nel pomeriggio stesso lascia Kabul per destinazione ignota. E chi s’è visto s’è visto.

Fine della rozza cronaca di un disastro annunciato nella ripresa dopo due secoli, (con protagonisti diversi),del solito Grande Gioco sulla pelle degli afgani.
(Ah tutto sul filo della memoria che può sempre difettare. Verificate con i potenti mezzi di cui disponete).

Mauro Zani, 16-08-2021

Nota redazionale

Questo post è apparso su Facebook il 16-8-2021. Abbiamo ritenuto opportuno pubblicarlo per l’interessante contenuto informativo.
Non ci è stato possibile chiedere l’autorizzazione dell’autore, ma confidiamo sulla sua disponibilità. Nel frattempo lo ringraziamo.

Testi citati

Il grande gioco : i servizi segreti in Asia centrale / Peter Hopkirk. Milano, Adelphi, 2014
Khyber Pass : una storia di imperi e invasioni / Paddy Docherty. Il Saggiatore, 2010

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