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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

Salvini a Campi Bisenzio

La Redazione, 26 Aprile 20232 Maggio 2023

4 gatti e un cane anzi 2

Vinco la mia senile ritrosia per le perdite di tempo in stronzate e mi accingo ad osservare con lo spirito e le tecniche dell’etologo il comportamento rituale di un gregge leghista. L’occasione è ghiotta: in quel di Campi Bisenzio officerà la cerimonia il maschio alfa e capo supremo: l’onorevole, si fa per dire, Matteo Salvini. Il grande capo l’ho osservato alla televisione, come riuscire ad evitarlo? Mi è sempre parso odioso per quel che dice e antipatico a pelle, ma non privo di un certo carisma e di una furba abilità politichese: un capetto insomma in grado di fidelizzare e trascinare il proprio gregge, di facile palato, ma ce ne sono di tipo diverso?
Il ritrovo è nella piazza Dante, quella del Comune che si vuole espugnare, alle 10 del sabato 22 aprile 2023. Alle 10,10 arrivo nella piazza: a quanto pare la mobilitazione esterna, dei fan in gita permanente effettiva a supporto del capobranco, pronti ad osannarne qualsiasi stravaganza, a partire dai costumi istrioneschi, è ridotta ai minimi termini. I locali sono ancor meno: in tutto non si arriva a cento capi. Alcuni oratori tra cui il candidato sindaco si avvicendano al microfono spiegando agli astanti come sarà bello il comune strappato ai comunisti (annoto le affermazioni e mi riprometto di chiedere loro dove hanno visto i comunisti, così, tanto per avere un po’ di compagnia). I cordoni delle forze dell’ordine e le troupe televisive soverchiano il pubblico: arriva il capo ed il gregge si divide: più della metà dei presenti si affolla attorno a Salvini con lo stesso eccitato accorrere della anatre quando getti loro del pane nello stagno. Salvini impavido rilascia interviste, dirige le telecamere, esorta, con cenni della mano, gli oratori a continuare a parlare al solo fine di garantire un sottofondo sonoro realistico ad uso del futuro telespettatore. Poi finalmente sale sul palco: sono attento a cogliere i segreti del capo: le frasi ad effetto, la postura, i toni enfatici, insomma tutto il repertorio del buon oratore. Grande delusione: dal vivo la sciarada delle banalità mostra la scarsa convinzione di chi le pronuncia, il tono non è quello di un capo, piuttosto quello di un avventore del bar di paese e di quelli piuttosto scarsi, la postura è rassegnata, tesa più a confondersi che a imporsi. Se qualcuno si fosse aspettato un epigono della grande tradizione oratoria occidentale, nata nelle assemblee dell’antica Grecia e perseguita nel corso dei secoli dai grandi personaggi che hanno occupato un posto nella Storia, si sarebbe facilmente accorto che Salvini non è di quella stoffa. Semplicemente non esiste un personaggio Salvini capo-popolo: esiste il suo avatar mediatico frutto di un demiurgo che ritaglia e cuce in maniera sapiente espressioni e frasi che, se seguite in sequenza naturale e dal vivo, mostrerebbero la loro vacua futilità ed inefficacia comunicativa.
Anche il gregge sembra cogliere la stanchezza della diretta, reagisce appena e senza convinzione, agli ordini dei capi claque.
Ai margini, appoggiati al muro delle case prospicienti il comune, ben distanziati per non essere confusi con i leghisti, una siepe di pensionati si gode il sole ed osserva compunta e silente. Molti sono usciti col cane. Ad un appello più vigoroso del Salvini, risponde uno dei cani con un ululato lamentoso e prolungato. L’intero pensionato si agita e dà segni di approvazione, anche da parte del gregge si avverte un qualche apprezzamento per il diversivo. Poi, concluso l’ululato, l’altro cane prosegue nel suo uggiolio lamentoso e la colonia felina torna al suo pacato ronfare.

Gian Luigi Betti, Campi Bisenzio, 22 aprile 2023

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Comments (4)

  1. Roberto ha detto:
    26 Aprile 2023 alle 10:51

    Stupendo!!

  2. giancarlo donati cori ha detto:
    26 Aprile 2023 alle 11:23

    ma cosa ha detto di concreto?
    L’articolino è bellino.
    La prima parte si può appiccicare a quasi tutti i politici.
    Certo un Renzi dei momenti migliori avrebbe avuto più ‘appeal’ nel vendere fumo.
    La parte più simpatica e colorita è quella dei pensionati e dei cani.
    Specialmente laddove si scopre, se non ho capito male, che i cani e le greggi, sono felini.

  3. SANDRA VEGNI ha detto:
    26 Aprile 2023 alle 13:12

    Mi è sembrato di esserci. Ho visto i cani. Che avrebbe fatto il mio? Lo immagino a zampetta alzata nella potenza dei suoi 35 centimetri… e mentre, idealmente, torno verso casa rifletto sull’importanza dei curatori d’immagine, quanto ormai sia più importante sembrare che essere. E resto immobile a guardare il cane che annusa la cantonata.

  4. massimo innocenti ha detto:
    26 Aprile 2023 alle 16:32

    Mao sei grande!
    …se eravamo più attenti nel sapere dell’avvenimento, potevamo accodarci al gruppo dei pensionati, essendo noi pensionati DOC !!!!
    Un abbraccio,
    Meris e Massimo

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