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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

IN PUNTA DI PIEDI … nel bosco … /a.m.Guideri

La Redazione, 5 Dicembre 20257 Dicembre 2025

In punta di piedi mi accingo a scrivere di un fatto che ha suscitato molto scalpore e sul quale si sono riversati molti contrastanti pareri: quello della casetta nel bosco. Perché in punta di piedi? Primo perché molto è già stato detto ed è quindi facile ripetersi; secondo perché la vicenda presenta aspetti controversi e delicati sia sul piano umano, sia sul piano legale, sociale culturale, tali da fare vacillare le granitiche certezze degli opposti schieramenti politici confondendone alcuni tratti identitari. Credo che questo sia l’aspetto più interessante della vicenda, quello di costituire una provocazione così impattante da fare tremare le roccaforti del benpensantismo per il quale, pur con le riserve del caso, la società tecnologica e consumistica è il migliore dei mondi possibili e chi non ne fa parte è un alieno. Si crede di essere in possesso di un bagaglio valoriale e di strumenti adeguati per potersi pronunciare con una certa attendibilità sulle varie questioni, quando all’improvviso succede qualcosa che ci obbliga a rivedere il nostro modo precostituito di guardare alla realtà. Di fatto questa vicenda non rientra nei soliti cànoni trattabili con le ricette preconfezionate e buone per tutte le stagioni. La famiglia che ha scelto di abitare nel bosco non è composta né da zingari, né da tossicodipendenti, né da immigrati non integrati, né da micro-macro-criminali il cui modo di vivere non può che rafforzare le ragioni del nostro e per i quali la destra e la sinistra hanno proposte diverse e facilmente riconoscibili. Questa famiglia non usa l’acqua potabile né la luce elettrica, ma trova il modo – giusto o sbagliato – di curare l’igiene dei figli. Non li manda a scuola, ma li istruisce; vive isolata in un bosco, ma i bambini non sono piccoli selvaggi e sanno socializzare con gli altri bambini quando ne capita l’occasione. Non manca loro l’affetto dei genitori. Sono privi di tanti comfort e di tutele che i nostri hanno, ma stanno bene, sono sereni e non presentano segni visibili di disagio. Insomma, non sono figli della giungla , della natura selvaggia, ma di una scelta alternativa consapevole anche se discutibile. Come possiamo catalogarli? Sono un caso preoccupante di disadattamento sociale e quindi un pericolo per la nostra civiltà, oppure la loro scelta, pur non volendo prenderla a modello, può costituire un’opportunità per riflettere su alcuni aspetti critici delle nostre magnifiche sorti e progressive? Proviamo a ribaltare il nostro punto di vista: e se non fossero loro il problema centrale, ma noi? Al netto delle norme che è giusto far rispettare, la loro scelta così surreale quanto interroga la nostra realtà e quanto la nostra normalità? Cercare di vivere con l’essenziale salvando dignità e affettività può costituire un modo dirompente di attaccare il capitalismo selvaggio e il consumismo che, oltre ad essere deleterio per il nostro equilibrio psicofisico, è anche un insulto insopportabile ai moltissimi poveri della terra? E non è necessario rinunciare all’energia elettrica e all’acqua potabile per poter riconsiderare la nostra vita alla luce della salvaguardia della nostra umana specie. Lo si può fare guardando con umiltà e senza pregiudizi al messaggio che possiamo trarre da questo fatto così eclatante e assurdo che non voglio giudicare sul piano legale, ma sul piano di una salutare provocazione a quello che consideriamo in assoluto come il modo migliore di stare al mondo.

Anna Maria Guideri 04-12-2025


LA CASA NEL BOSCO

(Ispirata alla vecchia Vieni c’è una strada nel bosco di C. Villa))

Vieni,
c’è una casa nel bosco,
se pur non la conosco
si sa bene com’è…

Vieni.
c’è una strana famiglia,
babbo, mamma e tre figlie
che italiana non è…

Vieni,
una vita conduce,
senza acqua né luce…
Come fanno a campa’?

Vieni
c’è qualcosa di losco …
stare soli nel bosco …
ma chi glielo fa fa’?

La civiltà qui s’arretra,
si ritorna alla pietra ..
Dove si finirà?

Vieni,
tutto il nostro progresso
va a finire nel cesso:
è una calamità!

Vieni,
un po’ d’invidia la fanno,
proprio male non stanno …
hanno la libertà…

forse,
visti un po’ da vicino
ci si fa un pensierino…
e domani … chissà?!

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