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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

Trump vs Deep State

La Redazione, 16 Giugno 2025

La guerra di Trump allo Stato profondo

Tattiche ed effetti della crociata contro il “governo federale” illustrati da chi ci ha lavorato per anni. Dalla teoria della Heritage Foundation alla pratica del Doge. Ricostruire sarà difficile.
di Eric R. Terzuolo

🗂 Presentazione dell’articolo

Titolo: La guerra di Trump allo Stato profondo Autore: Eric R. Terzuolo Fonte: Limes, 3 giugno 2025
Temi principali:
  • Smantellamento della pubblica amministrazione federale negli USA
  • Ideologia della Heritage Foundation
  • Logica illiberale e vendicativa dell’amministrazione Trump
  • Riorganizzazione istituzionale, tagli al personale e agli enti
  • Effetti sulla diplomazia, sui diritti civili e sull’efficienza statale
  • Ruolo di Elon Musk e del “Doge” nella nuova governance
Contesto:

L’articolo denuncia e documenta l’attacco sistematico condotto dall’amministrazione Trump (secondo mandato) contro l’apparato statale federale americano, in nome di una visione anti-istituzionale che equipara la burocrazia professionale al cosiddetto “Stato profondo”. La ricostruzione avviene dall’interno, con toni lucidi e drammatici, grazie alla prospettiva dell’autore, ex diplomatico.

📌 Sintesi analitica

1. Lo smantellamento come progetto politico

L’autore descrive l’azione trumpiana come un’operazione ideologica ispirata al modello delle democrazie illiberali: la burocrazia federale viene stigmatizzata come “deep state” che ostacolerebbe la volontà popolare. L’obiettivo non è riformare ma distruggere l’idea stessa di pubblica amministrazione indipendente, professionalizzata, fedele alla Costituzione piuttosto che al presidente.

2. Numeri e portata della purga

Secondo stime CNN, già entro i primi 100 giorni dell’insediamento (gennaio-aprile 2025) sono stati effettuati oltre 120.000 licenziamenti, con altri 160.000 in programma, toccando almeno 30 ministeri. L’impatto sociale è profondo: intere comunità (es. Maryland) soffrono economicamente, e persino i sostenitori di Trump ne subiscono le conseguenze.

3. Colpiti i servizi essenziali e le agenzie internazionali

Tra i bersagli principali:

  • USAID, smantellata completamente, con ritiro del personale dall’estero
  • National Endowment for Democracy e US Institute for Peace, chiusi
  • Agenzie indipendenti regolatrici (protezione consumatori, mercati finanziari) ridimensionate
  • Tagli alla diplomazia: riduzione del 50% del bilancio per attività internazionali, soppressione di uffici e personale al Dipartimento di Stato
4. Ideologia, vendetta, discriminazione

L’intervento è guidato da una combinazione di revanscismo politico, ideologia neoliberista (ispirata alla Heritage Foundation) e disprezzo per le minoranze e le élite istruite. L’elemento razziale e di genere è evidente nelle epurazioni dei vertici militari: tre alti ufficiali, tra cui due donne e un afroamericano, sono stati rimossi senza motivazioni professionali plausibili.

5. La distorsione del concetto di meritocrazia

Dietro la promessa di “ripristino della meritocrazia” si nasconde una visione regressiva: l’unico merito riconosciuto è la fedeltà personale, e ciò comporta una discriminazione sistemica contro donne, afroamericani, minoranze e funzionari non allineati.

6. Il DOGE e la nuova governance oligarchica

Il “Department of Government Efficiency” (DOGE), creato da Elon Musk, incarna la fusione tra retorica populista e interesse corporativo: in nome dell’efficienza, si colpiscono enti pubblici per carpire e monetizzare dati sensibili. Il risparmio reale sul bilancio è minimo (170 miliardi su 2000 miliardi promessi), ma il potere sugli archivi statali è massimo.

7. Effetti sul ruolo globale degli Stati Uniti

L’indebolimento delle strutture diplomatiche e di cooperazione segna la fine dell’egemonia soft americana: non ci saranno più strumenti dedicati alla promozione della democrazia o alla gestione dei rifugiati. Secondo Eric Rubin, il settore della cooperazione allo sviluppo è finito “per sempre”.

🎯 Valutazione critica

L’articolo è una denuncia potente e dettagliata di una deriva autoritaria che si manifesta non con colpi di Stato, ma con l’erosione sistematica degli strumenti democratici e amministrativi. Terzuolo mette in guardia da una trasformazione profonda e difficile da invertire: una “demolizione dello Stato” che potrebbe durare ben oltre la presidenza Trump, lasciando cicatrici permanenti sulla struttura istituzionale americana.

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