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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

Se son donne non si vogliono

La Redazione, 5 Dicembre 20215 Dicembre 2021

(Pole la donna diventare Presidente della Repubblica? Non pole)

A questo quesito invece si dovrebbe rispondere di sì perché le donne le son omini anche loro … ma qui finisce il ludico e comincia i’ curturale perché siamo seri, le donne le un son punto adatte … Questo almeno è il pensiero che si può cogliere sottotraccia nei vari dibattiti – politicamente corretti – sul tema. La tesi apparentemente più ovvia sostenuta da più parti , è quella di guardare soprattutto al merito che però, a giudicare dai fatti, sembrerebbe avere una particolare predilezione per gli uomini, visto che nessuna donna ha mai avuto l’onore di salire al Colle. Agli uomini non si chiede di essere bravi, si dà per scontato. Alle donne invece, si chiede perché lo devono dimostrare di essere brave: se lo devono meritare, il Quirinale! Infatti a tutt’oggi nessuna se l’è meritato. Con tutto il rispetto per molti – non proprio tutti – presidenti succedutisi al Quirinale che hanno onorato questa alta carica, non sappiamo come avrebbero assolto il loro compito le donne se fossero state elette – almeno una volta – Presidenti della Repubblica. Ma il punto a mio parere più dirimente emerso dal dibattito è quello della scarsa rilevanza del quesito. Insomma, perché perdere tempo a discutere di un problema secondario rispetto ad altri più importanti, addirittura prioritari? Il benaltrismo, si sa, è una comoda via di fuga quando si devono affrontare problematiche politicamente scomode. Paradossalmente, il fatto che l’elezione di una donna al Quirinale sia considerata una questione secondaria, la rende prioritaria. E’ la discriminazione che la rende tale. Non sarebbe prioritaria se non fosse impedita, o fortemente ostacolata. Per questo, parlare di merito senza aver prima fatto i conti con la parità di genere, è fuorviante. Come si può parlare di meritocrazia se una delle due parti non ha la stessa possibilità che ha l’altra di vedere riconosciute le proprie capacità? Altra cosa sarebbe se si fosse già raggiunto un trattamento paritario a tutti gli effetti. In tal caso si potrebbe parlare di merito perché saremmo all’interno di un contesto nel quale tutti i soggetti – uomini e donne indistintamente – potrebbero dimostrare il proprio valore. In mancanza di tale condizione non ha senso parlare di meritocrazia che, guarda caso, penalizza sempre le donne. E’ invece il caso di parlare di priorità del riconoscimento dei diritti delle donne per permettere loro di accedere, come gli uomini, alla massima carica dello Stato, facendo valere, in condizioni di perfetta parità, i propri meriti.

Anna Maria Guideri, 04-12-2021

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