Quando 2 + 2 non fa 4. Il Governo dei fallimenti punta il dito contro l’Istat per il deficit al 3,1%. Ma la realtà, come ricorda l’Istituto, non si piega alle narrazioni. Un post di Mario Imbimbo facebook 28/4/26
È sempre colpa di qualcun altro. Stavolta nel mirino del nostro Governo dei fallimenti ci è finito l’Istat. Precisamente i dati Istat che certificano un deficit italiano al 3,1% del PIL per il 2025. Questo sforamento rispetto al limite UE del 3% impedisce all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Per questo è stato avanzato addirittura il sospetto da Giorgia Meloni che le stime iniziali dell’Istat sottostimino sistematicamente il PIL effettivo per poi rivederlo al rialzo solo successivamente.
Secondo le ricostruzioni filogovernative, lo scarto dello 0,1% sarebbe addirittura un “arrotondamento misterioso” volto solo ad impedire all’Italia di avere maggiori margini di spesa. Come se all’Istat importasse altro se non certificare la realtà delle cose. Nemici ovunque. Questo vedono, o almeno dicono. Così è toccato al Presidente dell’Istat in persona, Francesco Maria Chelli, rispondere direttamente a Meloni.
“Il processo di validazione dei conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei. La verifica dei conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale (entro il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno) sotto il coordinamento tecnico di Eurostat.
In questo contesto, l’Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali”.
Più specificamente l’Istat, per bocca Giovanni Savio, direttore della contabilità nazionale, é intervenuto sulla soglia del 3% di Pil, smontando la becera propaganda meloniana: “Si sono sentite parecchie cose e parecchi numeri. Non sarebbe bastato scendere a 2,99. C’è un’area di dubbio tra 2,99 e 2,94, e solo quest’ultimo valore avrebbe potuto portare l’Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo”.
Insomma non c’erano numeri da “arrotondare”. Né in difetto, né in eccesso. La distanza della realtà effettiva dai numeri che avrebbe preferito il governo era tale che neanche il mago Houdini in persona avrebbe potuto truccarli. Sempre pessimi. Sono degli incapaci, governano da quattro anni ma è sempre colpa di qualcun altro. Senza vergogna. Parolai incapaci senza vergogna.
Mario Imbimbo facebook 28/4/26
