Nella competizione informale delle dichiarazioni più improbabili, Salvini sembra aver consolidato il secondo posto, subito dietro l’instancabile premier Giorgia Meloni. Ma la gara continua.
Matteo Salvini sul caso Rogoredo ha fatto una cosa che, a pensarci bene, è quasi ammirevole: ha cambiato versione in tre settimane senza che gli tremasse un muscolo facciale.
26 gennaio, un poliziotto spara in testa a un ragazzo in un boschetto.
1) Quindici minuti dopo, Salvini sa già tutto: “Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”.
2) Il giorno dopo sa ancora di più: “Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato!“.
3) Due giorni dopo è proprio un esperto: “Più legittima difesa di così. Ritengo davvero ingeneroso, eccessivo, gratuito che il pubblico ministero abbia aperto un fascicolo per omicidio volontario”.
Ingeneroso, eccessivo, gratuito. Proprio così.
Apre i gazebo, inizia a raccogliere le firme per l’iniziativa “Io sto col poliziotto”.
Poi la Procura fa quella cosa antipatica che fanno (almeno per ora…) le Procure prive di controllo politico: indaga.
E scopre che la pistola trovata accanto al corpo non ha le impronte della vittima, che il DNA non è il suo, che le telecamere riprendono un collega andare a prendere uno zaino in commissariato subito dopo lo sparo, che la vittima stava scappando e non fronteggiando il poliziotto, che era al telefono e non stava puntando nulla contro l’agente.
E ancora: che nessuno ha chiamato i soccorsi per ventitré minuti, che i colleghi descrivono l’agente come un fanatico che pestava i pusher e si faceva pagare il pizzo.
E Salvini? Telelombardia, 20 febbraio. Sentite che capolavoro: “Non entro nel merito di cose che non conosco”.
L’uomo che quindici minuti dopo il lancio d’agenzia era già entrato nel merito con entrambi i piedi. L’uomo del “senza se e senza ma.” L’uomo del “fascicolo odioso”. L’uomo dei gazebo in tutta Italia. Quell’uomo lì adesso non entra nel merito di cose che non conosce.
E niente, è proprio un talento. Tre settimane fa sapeva tutto. Oggi non sa niente.
Pensateci: quest’uomo ha costruito una campagna politica nazionale, ha aperto gazebo dalla Sicilia al Trentino, ha voluto lo scudo penale in un decreto, ha definito “balordo” un ragazzo morto e “odioso” il fascicolo che lo riguardava.
E la sua risposta, adesso che è venuto fuori tutto, è: non entro nel merito di cose che non conosco.
Domanda: se passasse il SI al referendum, quel procuratore avrebbe avuto il coraggio di indagare seriamente su un caso in cui il Vicepresidente del Consiglio aveva già preso pubblicamente una posizione sicuramente assolutoria nei confronti del poliziotto?
