Gino Benvenuti Giorno per Giorno ed. Punto Rosso-Milano 2018 La Carrozzina da pag.374 a pag.383
Da un anno Eraldo era rimasto vedovo e nel tardo pomeriggio di una Domenica riceve la visita del figlio Enzo tornato anzitempo dal fine settimana in montagna, di cui era amante come la sua consorte, avendo acquistato un piccolo immobile che nel corso del tempo fu ristrutturato anche con l’aiuto del padre. Niente di eccezionale ma ciò gli permetteva di portare i due figli a divertirsi insieme ai nonni non molto lontano dalle piste da sci.
Il figlio a seguito di questo evento luttuoso, aveva insistentemente cercato una casa vicino al padre e viveva a distanza di un paio di fabbricati da lui.
Questa visita fu per il genitore una sorpresa anche perché non si era accorto che mentre attraversava le strisce pedonali al semaforo, era stato oggetto di numerosi colpi di clacson ed anche di ripetuti richiami. Eraldo lo fece entrare in cucina dove sul tavolo erano pronti latte e biscotti e due cassette di film noleggiati alcuni giorni prima.
-Babbo vado in bagno- .
-Vai vai, io comincio a cenare- rispose il padre sedendosi dopo aver versato il latte nella tazza.
Una volta in bagno dopo essersi chiuso dentro, il figlio cominciò a rovistare nel cesto della biancheria sporca trovando fazzoletti con il muco rassodato, calzini maleodoranti che stavano ritti da soli, mutande con il righino di merda, una camicia senza due bottoni con il filo penzoloni ed un altra con un bottone allentato.
Non andava meglio con la biancheria lavata e messa ad asciugare sul termosifone che trasmetteva un senso di muffa. Chiusi in una busta, fazzoletti, e calzini insieme a due paia di mutande mostravano un alone di sciatteria come l’abbandono del rasoio e la schiuma da barba lasciati sul lavandino che il figlio rimise al suo posto.
Dette un’occhiata anche allo sciacquone che gemeva in continuazione facendo fluire un pisciolino d’acqua e riuscì a sistemare il galleggiante. Una volta rientrato in cucina il figlio domandò al padre se avesse bisogno di una persona cui affidare la pulizia della biancheria e costui perplesso alzando il mento dal bordo della tazza chiese “perché mi fai questa domanda?”.
-Ho visto la tua biancheria sporca e quella lavata; non ti devi trascurare- .
-Ma come ti permetti di sindacare nella mia vita privata- rispose alterato il padre.
-Babbo prima non era così. Eri sempre a posto, curato e sbarbato; lo dico per il tuo bene- controbatté il figlio -ti ho dovuto risistemare anche lo sciacquone. Che ti ci voleva a dirmelo? lo sai che lo faccio volentieri- brontolò accarezzandolo.
Eraldo comprese di essere stato brusco con il figlio e gli chiese scusa.
-Babbo a soldi come stai?- .
-Bene, ho finito di pagare le rate del funerale e domani l’altro avrò l’accredito della pensione- .
-Domani mattina porterai tu i bambini a scuola?- .
-D’accordo figliolo, come sempre- garantì Eraldo -e scusa ancora per prima- proseguì abbracciandolo.
Puntuale la mattina seguente alle sette e mezzo squillò il campanello ed Eraldo si fece trovare pronto e rasato perfettamente.
Una volta arrivati davanti alle scuole elementari i bimbi salutarono i genitori, scesero dall’auto e restarono in compagnia del nonno. Premuroso li ispezionò, ne coprì uno con la sciarpa e l’altro con il berretto di lana e si avviò verso l’entrata prendendone uno per mano.
In attesa dell’apertura domandò loro se volevano qualcosa, e piazzandosi davanti al cancello quando fu aperto, li accompagnò fin dentro la scuola salvo restare per alcuni minuti fuori nel piazzale perché li voleva vedere dentro la classe al primo piano. I nipotini si affacciarono sorridenti e lui rassicurato di aver svolto questo suo compito, si diresse verso il circolo dove puntualmente prendeva il caffè e dava una scorsa ai giornali, commentandoli, in compagnia di amici.
Era l’occasione per parlare con loro che conosceva da anni e che negli ultimi tempi aveva frequentato di meno. Il bar si riempì di persone e questo brusio lo mise come sempre di buonumore. Infatti, quando molti dei presenti andarono a lavorare e restarono solo i pensionati, preferì eclissarsi perché riteneva umiliante restare lì a contendersi qualche pagina di giornale.
Anche quel giorno fece un giro nel giardino del quartiere, orgoglioso del fatto che lui, con altri, avesse contribuito a realizzare questo unico punto verde di una realtà che aveva visto in fretta crescere condomini numerosi ed imponenti.
Stranamente aveva conservato l’abitudine di comprare il suo giornale preferito da una ventina di anni che non trovava al circolo, in un momento della vita in cui l’anzianità coincide spesso con la tac
cagneria. Faceva più volentieri a meno di qualche inezia ma il giornale era per lui qualcosa di rituale ed a chi, anche con una punta di sarcasmo, gli diceva “ma cosa ci trovi d’interessante in quel giornale” rispondeva parafrasando un filosofo che “il giornale è la preghiera del mattino”.
Anche quella mattina si intrattenne con l’edicolante che gli metteva da parte la sua copia ed una volta salutatolo, si diresse verso l’unica panchina rimasta integra dopo un recente raid vandalico di alcuni giovani del quartiere “annoiati”, come ebbero a dichiarare una volta individuati dalla polizia.
Quella mattina furono trovate stecche metalliche divelte e giochi infantili fracassati proprio davanti all’asilo. Un cavallo di legno fu dato alle fiamme ed i genitori presenti all’assemblea indetta immediatamente, ebbero parole di fuoco per gli ignoti vandali quando ad un’attenta verifica fu provato che in alcuni casi i giovani erano ricorsi ad un seghetto metallico per danneggiare l’arredamento urbano.
Non solo ma spesso nel giardino prospiciente si trovavano tracce di bivacchi notturni e punto d’incontro per alcuni episodi di spaccio come si venne a sapere dopo che una notte la volante fece una retata. Nonostante tutto, proprio per puntiglio personale, Eraldo non voleva disertare questo suo appuntamento quotidiano anche perché la scuola elementare frequentata dai suoi nipotini era ubicata a circa cento metri. Anche questa mattina s’incamminò verso la panchina e quando vide un barbone sullo stesso marciapiede che camminava in direzione opposta alla sua, accelerò il passo perché presagì che voleva sedercisi.
Quando il barbone strascicando le sue ciabatte fece altrettanto, ne ebbe così la conferma e presi l’un l’altro da questo intento di arrivare per primo alla panchina, entrambi non si accorsero che un giovane poco dietro la siepe calandosi i pantaloni fece i suoi bisogni indi- sturato prima di pulirsi con un pezzo di giornale; Eraldo riuscì ad arrivare primo e si sedette proprio nel centro.
Soddisfatto, spalancò il giornale occupando più spazio della sua persona per mettersi al riparo da intrusioni di qualsiasi tipo e restò a lungo con le braccia aperte.
Il poveraccio con una barba rossiccia mischiata con qualche pelo bianco, fluente e trascurata ed un paio di pantaloni sformati ed unti che gli arrivavano poco sopra i talloni, aveva con sé una busta e quando arrivò alla panchina, si sedé su un angolo salutando Eraldo
che rispose con un suono a bocca chiusa smuovendo appena la testa. Alzando lo sguardo appena sopra il giornale, egli cominciò a spiarlo e rimase colpito dal notevole gonfiore sotto le palpebre, dal suo viso macchiato e da una vistosa cicatrice sul naso. Proseguì nella sua finta lettura anche se a causa di un leggero venticello a volte il giornale si impennava e così approfittando di questa eventualità continuò la sua ricognizione sul suo coinquilino occasionale.
-Ha lo sguardo torvo; non mi piace- rimuginò dopo un paio di occhiate.
Il barbone invece senza curarsi di lui cominciò a vuotare la sua busta e mise sulla panchina una bottiglia d’acqua, una pagnotta rafferma ed un pezzo di schiacciata. Si chinò e si tolse una ciabatta e poco dopo anche l’altra. Dai calzini bucati in un punto, spuntò l’unghia marrone e ricurva di un alluce e dopo se li tolse. Le caviglie del barbone chiazzate da toppe violacee ed i calcagni piagati da alcuni bozzoli infiammati facevano impressione.
Istintivamente Eraldo ormai più attratto dal seguire i movimenti del barbone che non di iniziare la lettura del giornale, spostò per un attimo un calzino dal suo stinco facendo un paragone assurdo. Il barbone invece raccolse i calzini e cominciò a sventolarli diffondendo intorno a sé un fetore disgustoso.
Eraldo, a cui era sfuggita quest’ultima sequenza, inspirando intuì da dove proveniva quel puzzo e quando i calzini vennero appoggiati vicino alle sue cosce ne ebbe la conferma.
Si spostò un poco, fingendo sempre di leggere mentre il barbone cominciò a scatarrare e per troncare la tosse persistente afferrò la bottiglia e bevve a lungo. Eraldo voltò la pagina del giornale ed in quell’attimo il barbone gli offrì la bottiglia ma lui rifiutò.
Lo osservò di sfuggita quando si pulì la bocca con la manica del suo golf nero sfilacciato e liso ai gomiti, e si rimise a leggere. Avrebbe potuto ripiegare il giornale in quattro e leggere l’articolo che gli interessava ma persisté nel suo proposito. Venne ancora distratto da un convulso attacco di tosse del barbone che impugnò ancora la bottiglia e fu costretto a bere. Tossiva e beveva sgranando gli occhi mentre l’acqua usciva e rientrava nella bottiglia.
Alla fine passato quest’attacco di tosse si lasciò andare sullo schienale della panchina e liberò una serie di rutti senza alcun ritegno. Eraldo pensò di andar via ma al solo pensiero di dargliela vinta, ostinato rimase seduto anche se si accorse che il barbone gli si avvicina
va approfittando della sua distrazione perché ormai le loro cosce quasi si sfregavano.
Adesso erano proprio a contatto con i suoi pantaloni e si spostò un poco per non averlo vicino.
Infastidito da questo contrattempo, si contrariò ancor di più quando passò una sua amica che lo salutò scherzando:
-Eraldo sei in buona compagnia- ironizzò indicando il barbone che nel frattempo si stava pulendo i piedi con le dita ed osservava il risultato del suo lavoro.
-Capita! Evidentemente questo quartiere fa buca- commentò chiudendo il giornale per vedere la sua amica.
-Vieni qualche volta con noi a giocare a tombola; sei sparito. Ti fa bene svagarti un po’-.
-Ho cominciato a vedere molti film; prendo video-cassette a noleggio e mi chiudo al calduccio la sera in casa; comunque una volta
farò una rimpatriata- . -Dai vieni, si mangia una pizza insieme, si chiacchiera, si scherza e poi si fa una tombolata; dai non ti far pregare- insisté la donna salutandolo.
-Va bene- promise Eraldo sorridendo dopo questa esortazione della sua amica.
Nel frattempo, finiti i piedi, il barbone cominciò con il naso. A turno v’infilava un dito e guardava quello che aveva raschiato prima di appiccicarlo su una stecca della panchina.
Eraldo, disgustato, spostandosi ancora un poco, riaprì il giornale mentre l’uomo estrasse dalla busta una bozza di pane.
Con due dita strappò un pezzo di midolla che ingoiò prima di cominciare a sbriciolare la corteccia rafferma. A gambe aperte chinato in avanti, strofinava con forza il pane sulla pietra riducendolo in pezzettini e subito come per incanto gli uccellini cominciarono a svolazzare intorno.
Un merlo a volo radente ghermì il pezzo più grosso e fuggì attraversando la strada e quando planarono anche i piccioni facendo valere la loro forza scacciarono tutti gli altri che volarono su una siepe alle spalle della panchina rimanendo ai margini del pasto.
I piccioni tubando cominciarono aggressivamente ad urtarsi in un frenetico pesticciare fino a che anche qualcuno di essi venne emarginato. Il barbone intanto soddisfatto continuò a gettare minuzzoli ed in breve la panchina venne assediata dai volatili.
-Belli vero?- disse rivolgendosi ad Eraldo che non rispose.
Ignorato, sputò per terra, si alzò e raccogliendo un altro pezzo di crosta che frantumò montandoci sopra, gettò tutto alle sue spalle verso delle macchie di alloro dove si erano appollaiati un nugolo di merli e passerotti che volando simultaneamente riuscirono a ghermire qualche briciola. Svolazzi frenetici, cinguettìi che si accavallavano come i voli dalle traiettorie bizzarre cambiarono l’atmosfera in quel piccolo lembo di giardino mentre il barbone, rallegrandosi di aver dato da mangiare anche ai più deboli, in piedi davanti ad Eraldo gli abbassò bruscamente il giornale. Mostrò le dita a forbice segnate in cima dalla nicotina e senza parlare fece il gesto per reclamare una sigaretta. Eraldo infastidito e sorpreso, alzò lo sguardo sopra gli occhiali e negò di fumare cercando di mantenere la calma. -Non è vero ti ho visto fumare- strillò il barbone.
-Quando mi ha visto se non la conosco nemmeno?- sibilò Eraldo pervaso da una collera crescente.
-Mi conosci, mi conosci… non fare il furbo. L’altra mattina ero al circolo e ti ho visto fumare- .
Il barbone aveva ragione perché Eraldo fumava e petulante continuò a chiedere una sigaretta che però non ebbe. Insistente, allora fece il gesto dei soldi stropicciando il pollice e l’indice facendo sbottare Eraldo:
-Senti io non so chi tu sia comunque non mi devi rompere i coglioni; capito?- ammonì diventando livido in volto.
-Perché che faresti, sentiamo- controbatté a mo’ di sfida il barbone.
-Altrimenti ti darò una lezione- ringhiò minaccioso.
-Sentilo questo, vuol sapere chi sono. Io sono il tuo futuro; coglione!- gridò il barbone gesticolando.
Un passante si fermò ma il barbone non se ne curò anzi rincarò la dose mostrandogli a quattrocchi la dentatura sconnessa e le gengive esangui “tu diventerai come me ed altri ti scacceranno appena ti vedranno” continuò alzando il tono della voce.
-Se non vai via ti prendo a calci- e così dicendo Eraldo gliene misurò uno e lo colpì di striscio.
-Colpisci, colpisci io ti ho già colpito; sono il tuo futuro- inveì beffardo il barbone.
Prima che Eraldo si potesse compromettere vide passare la sua amica con le borse della spesa piene che, sentendo quelle grida, gli chiese cosa fosse successo dato che era visibilmente alterato. Altre persone del posto avendo visto la scena si avvicinarono alla panchina e gli chiesero se avesse dei problemi.
-Io no, lui sicuramente- imprecò indicandolo e colse l’occasione per ricomporre il giornale e scendere dal marciapiede.
-Ma chi è?- domandò un amico di Eraldo.
-Oh! E chi l’ha mai visto… quel citrullo- rispose scuotendo la testa.
-Chi sono io? Io sono il vostro futuro massa di rincoglioniti- strepitò ancora il barbone.
Eraldo si offrì di portare una borsa alla sua amica e la prese a braccetto quando il barbone gli urlò dietro:
-Io sono il tuo futuro e non è vero che non fumi, bugiardo! Io non ero così e tu lo diventerai ricordati!-.
Finito quello sfogo, il barbone si sdraiò soddisfatto sulla panchina a piedi nudi occupandola tutta e con rammarico Eraldo attraversò la strada innervosito da quelle parole ma prima di andare a letto rimuginò su quelle parole.
