Beati quelli di Houston, che hanno solo un problema.
da Facebook
Mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 12:015͏3͏ ͏m͏i͏n͏ ·
Lasciamo le analisi politiche, i flussi elettorali e le dissertazioni sui destini della democrazia americana per un altro momento. Oggi vorrei concentrarmi su un fatto straordinario. Il miracolo di Donald Trump.
Perché bisogna riconoscerglielo: quest’uomo è riuscito dove generazioni di progressisti, democratici, attivisti e predicatori di buoni sentimenti avevano fallito miseramente.
È riuscito a far eleggere al Senato degli Stati Uniti un epidemiologo musulmano. Abdul El-Sayed. In Michigan. Musulmano, epidemiologo e progressista. Praticamente la santissima trinità dell’Anticristo secondo il catechismo MAGA.
È riuscito a far eleggere un senatore democratico in Texas. In Texas, vigliacca miseria. Dove fino a ieri, per trovare un democratico vincente, bisognava consultare gli archivi storici, possibilmente con l’assistenza di un archeologo.
È riuscito a far eleggere al Senato Chris Pappas, il primo uomo dichiaratamente g@y nella storia americana a conquistare un seggio in quella Camera. Un’altra prima volta. Donald sta praticamente riscrivendo la storia dei diritti civili, sia pure dalla parte sbagliata della penna.
E poi la Georgia.
Signore e signori, la Georgia ha eletto governatrice Keisha Lance Bottoms.
Donna. Afroamericana. Democratica. Georgia.
Ripetetelo lentamente, perché potrebbe provocare qualche mancamento nei salotti repubblicani. La prima donna nera eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. E proprio in uno Stato del profondo Sud, dove certe conquiste hanno un peso storico che va ben oltre il risultato elettorale.
Ma il capolavoro, quello che dovrebbe garantirgli una menzione negli annali dei miracoli, è un altro.
Donald Trump è riuscito a far votare persino un Papa.
Leone XIV, americano di Chicago, ha deciso di esercitare il proprio diritto di voto alle elezioni di metà mandato. Primo Pontefice a votare.
E siccome evidentemente in Vaticano hanno un certo gusto per la commedia, ha votato per corrispondenza.
Proprio quel voto postale che The Donald detesta, sospetta, contesta e considera una specie di attentato permanente alla democrazia, almeno quando non gli porta i risultati desiderati.
Ora, naturalmente, non sappiamo per chi abbia votato il Santo Padre. Il segreto dell’urna vale anche per chi possiede le chiavi di San Pietro.
Ma considerando quello che Leone XIV ha detto negli ultimi mesi su immigrazione, dignità umana e certe concezioni piuttosto fantasiose del cristianesimo, qualche sospetto potrebbe anche venire.
E non sarebbe nemmeno una questione irrilevante. Perché quando un Papa americano decide di partecipare a un’elezione americana, il gesto assume inevitabilmente un significato simbolico. E per milioni di cattolici statunitensi, dagli ispanici agli irlandesi, dagli italoamericani a tutti gli altri fedeli del gregge, potrebbe anche rappresentare un interessante invito a interrogarsi su quale distanza separi il Vangelo da certi comizi elettorali.
Sia chiaro: il Papa non ha dato indicazioni di voto. Ma talvolta non occorre pronunciare il nome del peccatore per ricordare ai fedeli che esiste il peccato.
Insomma, Donald voleva rendere di nuovo grande l’America.
Nel frattempo ha contribuito a far eleggere un musulmano, un g@y, un democratico in Texas, una donna afroamericana in Georgia e ha persino portato alle urne il Vicario di Cristo.
Se continua così, alle prossime elezioni resuscita Kennedy, convince Marx a iscriversi al Partito Democratico e fa votare per corrispondenza anche lo Spirito Santo.
E pensare che c’è ancora qualcuno che sostiene che quest’uomo non sia capace di compiere miracoli.
