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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

Vent’anni dopo (mb)

La Redazione, 6 Giugno 2022

Nel ventennale del Social Forum del 2002

di Moreno Biagioni 5-06-2002

Nel romanzo di Dumas intitolato ‘Vent’anni dopo’ i prodi moschettieri, a distanza di un ventennio dalle loro imprese giovanili, proseguivano nel loro impegno per le buone cause. Similmente, nel ventennale del Social Forum occorre ribadire la volontà di molti-e, in varie parti del mondo, a battersi per ‘un altro mondo possibile’.
E’ indubbio, infatti, che le iniziative a Firenze per il ventennale del Social Forum del 2002 avranno un una ruolo significativo se riusciranno a ricostruire legami, collegamenti, tensioni verso obiettivi comuni fra le esperienze ed i movimenti, che continuano ad esistere, nei vari paesi, ma vanno avanti in modo del tutto scollegato, riducendo così la loro efficacia, la loro capacità di incidere e di procedere verso cambiamenti reali.
Sarà quindi questo il tema centrale degli incontri e delle assemblee che si susseguiranno il 10-11-12-13 novembre.

Ma avrà la sua importanza anche la ricostruzione di ciò che accadde vent’anni fa, ricordandolo a chi lo visse allora, e magari se n’è dimenticato, e facendone memoria storica per chi è arrivato dopo all’impegno solidale, sociale e politico.
Si veniva dalle drammatiche giornate di Genova dell’anno prima, in cui vi era stato il tentativo di annullare con la violenza poliziesca le analisi, le elaborazioni, le proposte che provenivano dall’incontro fra realtà molto diverse fra loro, accomunate però dall’idea di cambiare il mondo – nel nome di principi essenziali quali la pace, la solidarietà, la cooperazione -.

Il ricordo della Genova del 2001 determinava un clima di paura, alimentato dalla stampa cittadina, con una campagna terroristica partita da lontano, che prospettava il ripetersi a Firenze di quanto era avvenuto nella città ligure, e cioè il susseguirsi di violenze – provocate, secondo una vulgata diffusa, da chi partecipava al Social Forum – che avrebbero messo a soqquadro la città.
Ignoravano, o fingevano di ignorare, i ‘benpensanti’ di turno, che le azioni violente genovesi, come sa bene chi fu presente alle manifestazioni di quei giorni, chi si trovò alla Scuola Diaz, chi venne rinchiuso a Bolzaneto, erano state opera delle forze di polizia, quelle che avrebbero dovuto garantire l’ordine. E tutto ciò è stato ampiamente dimostrato anche in sede giudiziaria.
Molti negozi provvidero, anche con notevoli spese, a dotarsi di strutture per difendersi dai temuti, e temibili, assalitori.
Un buon numero di persone sostenne che quel ‘matrimonio’, fra Firenze e il Social Forum, non si sarebbe dovuto fare perché metteva a rischio la sicurezza di tutte e di tutti.

Fortunatamente, dopo un primo sbandamento iniziale, vennero fuori gli anticorpi, volti a contrastare la paura e le campagne terroristiche.
Le istituzioni, a cominciare dal Presidente della Regione Claudio Martini, seguito poi dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, sostennero le ragioni del Social Forum e dell’opportunità di farlo a Firenze.
L’ARCI si adoprò perché, a partire dalle sue strutture, ci fosse piena disponibilità all’accoglienza, tanto che diverse case del popolo si dissero disponibili ad ospitare i partecipanti che sarebbero arrivati da tutta Europa, e non solo – anche quelli che la campagna terroristica indicava come pericolosi, tipo le ‘tute bianche’ di Casarini -.

Sempre l’ARCI, insieme alla Comunità dell’Isolotto, alla FIOM-CGIL, alla Fondazione Michelucci, con la collaborazione della Consulta per l’Immigrazione dell’ANCI Toscana, dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana e con il sostegno della Regione stessa – anche finanziario -, della Provincia di Firenze, del Consiglio di Quartiere 4 del Comune di Firenze, produsse una pubblicazione, in italiano ed in inglese, intitolata ‘Tracce di un’altra storia’, in cui si presentavano, come si scrisse nell’introduzione al fascicolo ‘… pezzi di storia, tante volte dimenticati, rimossi o negati e altrettante volte riscoperti, ricuciti e integrati in nuovi cicli di lotta e speranza di cambiamento’.
Stampata in 20.000 copie, fu usata per comunicare ai-alle partecipanti al Social Forum che esisteva una Firenze solidale disponibile ad accoglierli-le – contrariamente a quanto risultava dagli organi d’informazione che andavano per la maggiore, con ‘La Nazione’ in prima linea -.

Il fascicolo fu successivamente ampliato e trasformato in un libro che prese il titolo di ‘Firenze crocevia di culture’ e che fu distribuito essenzialmente nelle scuole.

La sera prima dell’avvio dei lavori alla Fortezza da Basso, Enzo Mazzi, della Comunità dell’Isolotto, dette il benvenuto in piazza Santa Croce a quanti-e arrivavano a Firenze da tutto il mondo.
Lo fece a nome, appunto, della Firenze solidale ed accogliente, che si stava impegnando per ospitare le migliaia di partecipanti, nei Circoli e nelle Case del Popolo, come s’è già accennato, ed in strutture come le Baracche Verdi della Comunità dell’Isolotto, ma anche nelle abitazioni private.

In pochi giorni si riuscì a rovesciare l’impostazione che aveva prevalso fino ad allora. Progressivamente, accoglienza e solidarietà divennero egemoni nel panorama cittadino – si può dire che in questo caso, in contrasto con i principi dell’economia, la ‘moneta buona’ scacciò la ‘cattiva’ -, come fu dimostrato da una eccezionale partecipazione di fiorentine-i alle giornate alla Fortezza da

Basso, dove furono presenti, fra l’altro, intere scolaresche, e dalla straordinaria manifestazione conclusiva per la pace, che vide centinaia di migliaia di persone sfilare per i viali – dalla Fortezza a Campo di Marte – benevolmente sostenute dalle-dagli abitanti delle case circostanti, che in molti casi applaudivano e fornivano l’acqua da bere ai-alle manifestanti.
Unica nota in sintonia con il clima precedente di paura, i molti negozi chiusi -alcuni dei quali blindati, come s’è accennato in precedenza -, che si ritrovarono davanti i cartelli con scritto ‘chiuso per ignoranza’.
Il che, comunque, fece la fortuna dei pochi aperti, che ebbero una affluenza altissima.

E’ bene ricordare il percorso che portò al Social Forum del 2002 ed il suo svolgimento perché dimostrano come sia possibile, con azioni incisive e coerenti, sul piano culturale, sociale, politico, determinare cambiamenti sostanziali, nel clima diffuso, nell’orientamento complessivo, nell’opinione pubblica. Oggi, probabilmente, vi è da contrastare, più che un clima di paura, una situazione generale d’indifferenza e di chiusura, dovuta anche alla pandemia in corso, dei singoli nel proprio guscio.
Occorre allora, anche localmente, partire dalle esperienze esistenti. Tanto per fare alcuni esempi, in campi diversi, penso ai lavoratori ed alle lavoratrici della GKN, alla ‘fattoria senza padroni’ di Mondeggi ed a ‘contadino clandestino’, alle pratiche sportive alternative del Lebowski. Più in generale, a ‘Fridays for future’, a ‘Non una di meno’, alle realtà lgbtq+, a iniziative per la convergenza delle diverse esperienze come la Società della Cura e la Costituente della Terra,
cioè a movimenti in grado di portare nel Social Forum le tematiche ambientali, femministe etc. non sufficientemente presenti in passato.

E’ soltanto in un’ottica del genere che il Social Forum del ventennale può costituire davvero una tappa importante nel processo di ricostruzione di un fronte unitario e composito di soggetti che lottano ‘per un altro mondo possibile – e sempre più urgentemente necessario -’.
Avendo chiaro che in una situazione di guerre diffuse e di rischi di conflagrazioni atomiche la pace costituisce un obiettivo prioritario. E’ l’indispensabile premessa dell’altrettanto indispensabile riconversione ecologica.

 Moreno Biagioni 5-06-2002
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