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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

La caduta

La Redazione, 20 Maggio 2023

Mai avrei immaginato che sarebbe arrivato il momento in cui avrei provato un moto di umana pietas per Silvio Berlusconi. Per una persona come me, da sempre saldamente ancorata a sinistra, che dalla sua lontana discesa in campo non ha mai cessato di meravigliarsi e di indignarsi per il fatto che ad un personaggio così poco democratico fosse permesso di farsi beffe della nostra democrazia usandola per farsi eleggere e governare l’Italia, questo sentimento non era affatto scontato. Fin dall’inizio della sua resistibile ascesa ho sempre rifuggito, per quanto mi era possibile, l’impatto ossessivo – un vero e proprio stalking – con la sua immagine cartellonistica replicata all’infinito e il suo sorriso virale stampato su un volto di cartapesta ad uso e consumo di un popolo ormai sedotto e ridotto all’irrilevanza dal più abile manipolatore di cervelli che la storia ricordi. Non c’era niente di più insopportabile – per chi avesse a cuore le istituzioni democratiche – del suo conflitto d’interessi, delle leggi ad personam, della compravendita dei parlamentari, della sua dismisura economica, mediatica, politica, erotica ostentate con la grossolana protervia di chi si crede investito, grazie al denaro, di una sorta di onnipotenza divina. Poi però, per una Nemesi fatale, quanto letale, è iniziato il declino e Silvio da burattinaio è diventato burattino. Con la condanna ai servizi sociali, le dimissioni dal Senato, le inchieste giudiziarie, la radiazione dal titolo di Cavaliere della repubblica e, infine, i problemi di salute, si sta chiudendo il cerchio di un’esistenza emblematica che molto può farci riflettere sul senso del potere e della vita. Il suo mito è stato sfatato, prima che dalle sue grane giudiziarie, da lui stesso anche se un branco di cani famelici si ostina a tenerlo in vita per salvare la propria. Ancora una volta la caduta di un potente squarcia il velo del vero. Durante la campagna delle attuali elezioni amministrative Berlusconi è apparso per l’ennesima volta in TV dall’ospedale dove era ricoverato da più di un mese – questa volta per motivi gravi e non per marinare i processi – per lanciare, come un disco rotto, l’appello a votare Forza Italia. E’ apparsa una maschera clownesca, inguardabile, pietosa. L’eloquio era lento, impacciato, il respiro affannoso, lo sguardo fisso, inespressivo da automa, a sostegno della solita retorica propagandistica ripetuta come un mantra, degna delle sue più trite barzellette, incapace, ormai di suscitare ilarità, ma solo pietà. Prigioniero del suo personaggio di cui non è più lui l’autore, ma un fantoccio tenuto artificialmente in vita con un accanimento terapeutico commisurato all’entità degli interessi di cui è ancora portatore e dispensatore. Berlusconi da qui all’eternità, condannato ad un infinito futuro senza la compensazione della tragica grandezza dell’olandese volante che non può morire o della struggente, patetica umanità del compositore Von Aschembach di Morte a Venezia che insegue il sogno della giovinezza perduta. Il corpo malato del re-reo viene esibito come uno strumento di lotta politica, oggi oltre il limite della sua fragilità, ieri, della sua invincibilità. Silvio, il barzellettiere seriale, il satrapo indecente, il clone dell’omino di burro del Paese dei Balocchi è incompatibile con l’idea di tragica grandezza che spesso viene associata alla caduta di un potente. La caduta, non riscattata dalla dignità, merita la nostra compassione e forse, il nostro rispetto.

Anna Maria Guideri, 20-05-2023

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