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L'ottimismo della volontà col pessimismo della ragione

Ricordo di Sergio Mugnai

La Redazione, 7 Marzo 20237 Marzo 2023

Alcuni mesi fa ci ha lasciati Sergio Mugnai.
Ricordiamolo (ed in particolare ricordiamo il suo impegno nel sindacato).
Agli inizi degli anni ‘70 vi era la CGIL Statali (a Firenze, nella Camera del Lavoro di Borgo dei Greci, era in uno stanzino all’ultimo piano), suddivisa a sua volta in varie articolazioni.
Sergio, che si occupava di restauro (aveva il laboratorio nel Giardino di Boboli), era impegnato nel settore Belle Arti e Biblioteche.
Andavamo insieme alle riunioni a Roma partendo alle 5 di mattina (allora ci volevano più di 4 ore per raggiungere in treno la capitale), provvisti di panini preparati da Marcella, la moglie di Sergio.

Naturalmente, dovevamo poi aspettare le 11, nella sede della Federstatali CGIL di via Frentani, perché arrivassero le compagne e i compagni romani.
Avevamo l’intento comune di portare un po’ di innovazioni in un sindacato rimasto piuttosto “arroccato”, senza essere sfiorato dal vento “sessantottino”.
Da un lato volevamo recuperare un rapporto con la base, attraverso le assemblee sui luoghi di lavoro e cercando di promuovere l’elezione di delegati nelle varie realtà fiorentine dei Beni Culturali (le Biblioteche statali Nazionale, Marucelliana, Laurenziana, Riccardiana, l’Archivio di Stato, i musei, anch’essi statali, degli Uffizi, di Palazzo Pitti, del Bargello, delle Ville Medicee) e degli altri settori statali (gli Uffici dipendenti dal ministero della Difesa, i comparti del Tesoro e finanziari, i Vigili del Fuoco, il Monopolio dei Tabacchi).
Per l’elezione dei delegati usavamo le modalità introdotte nelle fabbriche a partire dall’autunno caldo del ‘69 (tutti/e erano elettori ed elettrici, iscritti/e o meno al sindacato).

Dall’altro puntavamo all’unità delle 3 sigle sindacali confederali, un’unità che però partisse dal basso, tanto è vero che, sulla scia della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici), avevamo costituito la FLS (Federazione Lavoratori Statali), dotata di uno striscione che portavamo ad ogni manifestazione (ed in quel periodo si manifestava spesso).
In genere, alle assemblee sui luoghi di lavoro andavamo in due (un rappresentante della CGIL ed uno della CISL – la UIL era un po’ meno presente sul campo -).
Norberto Malcontenti, un cislino che aveva sempre in tasca i giornali “Lotta continua” e “Il Manifesto” – in un primo tempo anche “L’Unità” -, ci fu compagno in molte di quelle assemblee.

Ne ricordo alcune assai suggestive a causa degli ambienti in cui si svolgevano: il Giardino di Boboli, le ville medicee, gli Uffizi – con la coda delle persone all’ingresso, che attendevano impazienti che l’assemblea terminasse -.
Facemmo così i delegati ed i Consigli dei delegati, promuovendo delle vertenze – sull’insufficienza del personale che non permetteva aperture più lunghe di musei e biblioteche, ad esempio, ed anche su questioni che riguardavano singole persone, come il caso di un obiettore di coscienza al servizio militare assunto come custode e licenziato perché i custodi dovevano portare la pistola -, su cui si cercava di coinvolgere l’utenza e, più in generale, la cittadinanza.
Ricordo un depliant in cui era resa graficamente la mancanza di personale ed una iniziativa, in cui si sfilò in fila indiana, uno/a dietro l’altro/a, con riproduzioni dei quadri degli Uffizi in mano.

Si parlò anche di aperture straordinarie, in cui permettere ad un pubblico diverso da quello consueto di entrare nei musei (c’era chi voleva chiamarle “scioperi alla rovescia” e chi invece “occupazioni”), ma non si riuscì a concretizzare tale idea, perché non era condivisa da chi avrebbe dovuto realizzarla (si trattava di una proposta maturata a livello della dirigenza sindacale, molto teorica, in quanto resa vana dall’opposizione dei lavoratori e delle lavoratrici, che vi vedevano solo un sacrificio del loro tempo senza evidenti contropartite).

Questo insieme di iniziative, di attività, di proposte veniva accompagnato da incontri nei circoli e nelle case del popolo per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Di tutto ciò Sergio è stato un protagonista combattivo, tenace, creativo.
Man mano che si procedeva sul percorso verso il Sindacato della Funzione Pubblica, in cui sono stati messi insieme lavoratori e lavoratrici dello stato, degli enti locali, del servizi sanitario, il suo impegno sindacale si è affievolito.
Iniziava un’altra fase, che avrebbe portato ad un’efficienza maggiore, ma non più caratterizzata da quello spirito “pionieristico”, pieno di passione ed anche di entusiasmo, con cui Sergio aveva partecipato all’attività sindacale.

Moreno Biagioni – 7/3/2023

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