Gino Benvenuti Giorno per Giorno ed. Punto Rosso-Milano 2018 La Panchina da pag.366 a pag.373
È un primo pomeriggio uggioso di Ottobre sospeso tra nubi e qualche raggio di sole. Il cielo fin dalla mattina borbotta e promette un temporale che sembra non riesca a sfondare ed anche le mosche sono più noiose del solito. Alla periferia della città nel mezzo di un grosso agglomerato di case popolari si svolge una modesta cerimonia.
Membri di un gruppo sportivo, giornalisti, alcuni amministratori locali, esponenti politici e dell’associazionismo culturale si sono dati appuntamento, per rendere omaggio a Calogero B. una persona che era arrivato giovanissimo dal Sud insieme ad una famiglia numerosa.
Aveva vissuto una vita essenziale, dignitosa costruita attorno a pochi ma solidi punti cardinali come il suo duro lavoro di muratore con il quale aveva garantito alla propria famiglia di vivere decorosamente, la sua comprovata onestà che lo rendeva scevro da pettegolezzi ed ammirato da chi lo aveva conosciuto, e la sistemazione dei tre figli garantita grazie agli studi universitari coronati per tutti con il conseguimento della laurea, motivo di fierezza per lui che aveva conseguito la licenza elementare da adulto.
La sua casa spaziosa era sempre aperta per le persone amiche anche se non mancava di manifestare, spesso negli ultimi tempi, il rammarico per le camere vuote dei figli due dei quali trasferitosi altrove per motivi di lavoro.
-Nella vita non si può aver tutto- diceva spesso dopo aver mostrato la sua abitazione a qualche conoscente.
La commemorazione di Calogero B. inizia con il taglio del nastro alla presenza di una quarantina di persone e dopo viene mostrato un busto con targa collocato all’interno del centro sociale, per ricordare chi era stato il protagonista infaticabile di tante iniziative sociali nel quartiere nelle quali egli aveva messo a disposizione tutta la sua preziosa esperienza e le sue capacità nell’affrontare vecchi e nuovi problemi; in maniera particolare verso i giovani anche se a volte si crucciava perché non riusciva a comprenderli. Il suo capolavoro fu comunque la realizzazione di un ambiente di tre stanze più un salone per riunioni di vario genere tutto al piano terreno, per cui si era battuto seguendo personalmente l’iter burocratico e raccogliendo collaborazioni dalla gente del posto per erigerlo nel tempo del dopo lavoro. Aveva visto crescere questo ambiente, mattone su mattone, fino alla sua copertura e del giorno dell’inaugurazione, conservava con orgoglio in un album alcune fotografie sbiadite che lo ritraevano
mentre consegnava un attestato a coloro che avevano partecipato attivamente a questo progetto. Riuscire a coinvolgere persone del posto, alle prese anche con problemi personali difficili, fu indubbiamente un successo. A suo tempo anche le cronache locali dei quotidiani segnalarono l’importanza di questo evento, per quel quartiere periferico imponente e fragile con i propri condomini, abitati da molte famiglie arrivate come lui da altre città, dove l’emarginazione e l’insicurezza oggi sono più che mai evidenti. La cerimonia si svolge con il consueto canovaccio con interventi che ricordano aneddoti o episodi del defunto alla presenza dei figli commossi che s’intrecciano con riflessioni sul valore per 1’ interesse generale che aveva avuto la sua attività. Un fragoroso applauso al figlio minore, commosso nel rievocare gli ultimi giorni della malattia, che aveva impietosamente stroncato la vita del genitore in pochi mesi, è disturbato da dei giovani che poco lontano scorrazzano su due motorini ed irriverenti sgasano con le loro marmitte sfondate quando passano davanti alle persone che stanno ascoltando.
Quando uno dei presenti ha un gesto di irritazione verso quei giovani, essi tornano indietro ed in maniera sprezzante gesticolano ingiuriando.
-Madonna che gente che c’è- borbotta un anziano signore.
-Basta vedere i loro genitori- commentano altri.
-Perché che cosa c’hai da dire su di loro? Vecchio!- inveisce minaccioso il ragazzo più grande.
-La tu’ mamma l’è una troia ed i’ tu’ babbo spaccia- reagisce un uomo di mezza età -diglielo! E che vengano a casa mia tutti e due…dopo glielo faccio vedere io come mi vesto!-.
-Fila non c’è posto per quelli come te- rincalza una donna.
-Ma chi cazzo se ne frega.. .io non ci metterò piede in quel cesso. Mai!- controbatte il giovane sputando per terra.
-Nemmeno io- aggiunge una ragazza bionda vestita con cura, seduta sulla sella del motorino mentre abbraccia il giovane.
-Lasciate perdere non conoscono regole- consiglia un anziano prima di stringere la mano al il figlio del defunto che ringrazia sinceramente tutti i presenti al termine della cerimonia.
Lentamente a piccoli gruppi ognuno riprende la via di casa ed i quattro giovani, tre ragazzi e una ragazza, rimontano sui motorini e continuano a gironzolare per il quartiere facendo la spola da un campetto di calcio adiacente una parrocchia, dove a volte si fanno tornei di calcio amatoriali, ad un circolo ricreativo ed un bar.
Restano nei paraggi fino a quando non arriva un altro ragazzo con un pallone in mano e quei ragazzi lo invitano ad aggregarsi a loro e così poco dopo aver parcheggiato i motorini a fianco della chiesa pensano di giocare a calcio. Sono quattro ragazzi e uno di loro si mette tra due colonne del porticato che sostengono un arco.
-Io sto in porta- .
-Come si gioca?-
-A buca entra. Chi fa gol entra in porta- .
La partita dura appena dieci minuti perché il sacrestano uscendo di chiesa fa presente a loro di andare da un’altra parte perché alcune pallonate con fragore disturbano l’esercizio della funzione religiosa in corso. I ragazzi raccolgono l’invito ma prima di andare via chiamano il prete che ricompare paziente sulla porta della chiesa e lo spernac- chiano. Il gruppo prosegue a girare nelle vicinanze. Scomposti, viaggiano accoppiati e senza i caschi che ciondolano dal manubrio. Davanti al centro sociale trovano un marciapiede ampio si fermano e vi parcheggiano sopra e mettono di traverso i motorini per fare una porta, obbligando di fatto i passanti a scendere in strada per proseguire il loro cammino. Appoggiano i caschi per terra e cominciano a giocare a pallone ma lo svago dura poco. Due pallonate colpiscono ignari passanti e una terza s’infrange dopo un rimbalzo contro una vetrina di un bar suscitando l’ira del proprietario che uscito minaccioso dal locale in compagnia di due amici brandisce una mazza. Il proprietario del pallone capita la situazione ritorna a casa e loro parcheggiano i motorini a pelo del marciapiede.
La ragazza che non voleva spostarsi approfitta di un attimo di disattenzione del gruppo per colpire con un calcio uno scooter facendolo rovesciare su un fianco. Noncurante, sorride divertita, seduta su un motorino, nel vedere che la miscela si riversa sul fondo stradale e viene apostrofata da un suo amico:
-Stronza guarda se lo rialzi sennò ti prendo a botte.. .ho messo la miscela proprio oggi-.
-Stai buono e non mi rompere il cazzo!- replica lei prima di raccogliere il suo casco.
Non fa in tempo a chinarsi che viene colpita da un calcio nel sedere ma per niente adirata si ricompone i capelli biondi legandoli dietro con un elastico mentre l’amico drizza lo scooter, si aggiusta il cappuccio della felpa e fumando vi si siede. Si voltano verso il centro sociale e uno di loro indicando il busto in bronzo propone:
-Andiamo a comprare una bomboletta- .
-Per fare cosa?- chiede curiosa una ragazza.
-Sul monumento ci si scrive sopra “diserzione”- .
-Non sarebbe meglio scrivere “di voi non ce ne importa un cazzo” propone il più adulto.
-E meglio scrivere “siete dei dinosauri sopravvissuti suggerisce la ragazza rimirando le proprie unghie.
-Solo le bande avranno un futuro- .
-Forza però bisogna farlo senza farsi vedere- commenta il più giovane.
-La bomboletta la compro io domani mattina quando vado in centro perché altrimenti lo vengono a sapere subito chi ha scritto- dice il terzo ragazzo.
-Bene ed adesso cosa facciamo?- domanda la ragazza dopo aver sfiorato il suo tatuaggio sul collo.
Confabulano e scherzano ora tenendosi per mano come in girotondo ora rincorrendosi come se stessero a giocare ad acchiappino. Quando si riposano, siedono sul marciapiede e di fatto lo occupano tutto.
Vengono distolti, dal loro ozio, da una donna disabile seduta in una carrozzina a motore che si arresta davanti al gruppo e chiedendo ripetutamente di poter passare urta la loro suscettibilità. Due ragazzi scendono a malavoglia dal marciapiede e quando la donna è passata uno di loro le grida:
-Brutta storpia un’altra volta passa da un’altra parte!- .
La donna prosegue.
La ragazza continua a guardarla e sorride:
-Avete visto come viaggia con la sua carrozzina?- .
-Deve averla truccata- rincalza uno dei ragazzi che sghignazzando mostra i denti ingialliti.
Vicino a loro ci sono dei sassi ed il più giovane, dopo aver sbadigliato, prende la mira scagliandone uno contro un lampione fallendolo vistosamente.
-Guarda come si fa- gli mostra il più adulto.
Tutti lo osservano ed impugnato un sasso prende la rincorsa e mira.
-Buuumm- .
Il vetro cade in frantumi e lui batte il cinque soddisfatto rischiarando il suo volto appesantito da orbite peste .
Adesso il tempo volge al brutto ed inizia a gocciolare ma gli altri giovani noncuranti della pioggia incipiente cercano di imitarlo nel colpire un altro lampione senza riuscirvi.
Dall’altra parte della strada un uomo dal davanzale di casa, grida ed ingiuria il gruppo che gli risponde con il dito medio alzato.
Qualche sparuta goccia comincia a macchiare l’asfalto che ribollendo cambia colore e libera una patina biancastra quando l’invalida rasentando il marciapiede ritorna indietro con una busta di alimenti e si ferma vicino alle strisce pedonali; nella strada il traffico scorre intensamente.
Appena scatta il verde cerca di ripartire ma il motore della carrozzina si blocca mentre la pioggia comincia a diventare più insistente e vedendo i ragazzi chiede loro aiuto:
-Per favore datemi una mano!- implora la donna -comincia a piovere e la carrozzina non si muove- .
Qualche persona dai palazzi prospiciente vede la situazione ed invita i giovani ad aiutarla.
-Fatti i cazzi tuoi imbecille-.
-Ma cosa vuole quel cretino?-.
-Ora l’aiutiamo stai tranquillo piccola testolina- urla il più adulto- forza! Impugnate con me le manopole e spingete- intima agli amici.
La donna si rincuora.
Seduta sulla carrozzina speranzosa, li guarda sorridendo. Tutti insieme riescono a smuoverla e quando la strada è sgombra con impeto, la spostano.
-Veloci altrimenti ci inzuppiamo- dice la ragazza spostandosi il giubbotto sulla testa.
-Ancora un poco- risponde il più piccolo che si pulisce le mani sui jeans tutti tagliuzzati.
La donna messa la spesa all’asciutto sotto il suo giubbotto, sorride anche se la pioggia aumenta di intensità ma freme di arrivare presto al marciapiede opposto per ripararsi meglio. Improvvisamente il più grande di loro arresta la carrozzina e la mette di traverso. Al suo cenno l’abbandonano nel mezzo della strada e con voce fredda inveisce irritato:
-Stronza non strillare! Ora ti fai un bagno non succede niente- .
Adesso la pioggia preceduta da due tuoni che scuotono i dintorni comincia a diventare più intensa. Inebetita la donna osserva quei giovani che sono già dall’altra parte della strada riparati sotto il portico di un piccolo edificio. Quando li richiama gridando, uno di loro le risponde schernendola:
-Arrangiati!-.
-Stronza così impari ad andare in giro a rompere i coglioni al prossimo- .
-Un po’ d’acqua ti fa bene così ti lavi, sudiciona!- ridacchia il più giovane con una sigaretta che gli penzola dalle labbra.
La donna incapace di coprirsi comincia a smuovere le braccia per chiedere aiuto ma la gente che corre per entrare in macchina o ripararsi sotto un tetto, la ignora. Sprovvista anche di ombrello agita ancora le mani. La pioggia aumenta ancora d’intensità mentre i ragazzi riparati sotto una tettoia la osservano sogghignando.
Sgomenta, comincia a gridare terrorizzata dalle auto che sfrecciano nei due sensi. Adesso tutto si complica perché diluvia e disperata, comincia a piangere. Una macchina rombante entra in una pozza vicina e lo scroscio d’acqua la colpisce in pieno ed altre macchine pur rallentando e vedendo la donna nella carrozzina, proseguono indifferenti mentre le lacrime si mescolano alla pioggia ed a nulla vale agitare le braccia e strillare. Un rombo le segnala che sta arrivando a folle velocità un motorino e lei a sedere sulla carrozzella impreca, si dibatte, sbraita ed il suo volto reso abitudinariamente apatico per la sua condizione, sembra rianimarsi in un angoscioso tentativo di pescare energie sconosciute. Dalla disperazione si graffia tutto il volto procurandosi delle ferite e riesce alla fine a lanciare un grido atroce. La moto giunta vicino a lei, sbanda, si inclina pericolosamente e nell’estremo intento di raddrizzarla, il pilota si piega da una parte e dopo dall’altra ma essendo le oscillazioni sempre più ampie, a nulla serve tenere le mani saldamente sul manubrio. Nel disperato tentativo di restare in equilibrio, l’uomo stacca i piedi dalla moto toccando terra; invano. In un attimo di lucidità cerca di scansare la carrozzina mentre la donna in preda allo sconforto ed offuscata dal pianto disperato, sente solo il fracasso sempre più assordante.
Senza aderenza la moto per inerzia scivola sull’asfalto e urta la carrozzina facendola ribaltare prima di arrestarsi con fragore contro il marciapiede seguita, con un’altra traiettoria, dall’uomo.
Il tonfo si propaga nei dintorni e dopo pochi istanti il centauro è per terra esanime e la donna è prigioniera nella carrozzina capovolta. Per loro fortuna un uomo in auto vedendo la situazione, rallenta; si accosta lentamente e scende dalla sua auto ammaccata, con un parafango sconnesso e uno specchietto retrovisore che ciondola. Si infila un giubbotto e con un giornale sulla testa si avvicina alla donna rovesciata per terra insieme alla sua spesa. Il motociclista ancora
stordito e dolorante resta sdraiato scompostamente sull’asfalto riesce comunque, con la coda dell’occhio, a vedere l’aiuto inatteso e prova successivamente ad alzarsi ma il dolore lancinante ad un ginocchio lo obbliga a fermarsi subito e seduto sul marciapiede osserva i pantaloni lacerati con gli occhi fissi sulla sua moto; annebbiato ancora non si rende conto di quello che sia successo. Una ruota cigolando finisce di girare.
-Mi aiuti sto morendo- urla la donna sfiorandosi il volto insanguinato vedendo il soccorritore.
L’uomo si muove verso la sua auto e con dei gesti le fa capire che va a prendere qualcosa per coprirla dalla pioggia mentre la donna lo supplica:
-Non mi abbandoni, per favore la supplico. Sia buono la ricompenserò- piagnucola mentre il cuore le batte all’impazzata.
-Signora tranquilla- risponde con un sorriso e dei gesti.
Qualcuno esce dalle botteghe, e delle persone si affacciano alle finestre. Il soccorritore in mezzo ad una ridda di voci, grida ed imprecazioni prende un suo ombrello e una volta aperto lo colloca sopra la carrozzina per riparare la donna. Si guarda attorno e chiede di chiamare subito un ambulanza e la polizia. Alcune finestre si richiudono senza risposta mentre una donna che scende dal condominio è disposta a rimuovere anche la carrozzina sconquassata.
In breve l’uomo e la soccorritrice, anche se intralciati dai curiosi che come spesso accade, parole molte e fatti pochi, riescono subito a raddrizzare la carrozzina e spostare l’invalida verso il marciapiede.
-Dove abita?- le chiede concitatamente la soccorritrice.
-A cinquecento metri da qui- .
L’uomo che ascolta ma non capisce tutte le parole si toglie di tasca un fazzoletto ed asciuga il volto alla donna in attesa che un ambulanza la porti celermente al pronto soccorso. Essa arriva e la donna disabile viene messa subito dentro ma protesta perché non vuole lasciare la sua spesa e viene accontentata.
Un dottore si prende cura di lei e le medica subito le escoriazioni più vistose mentre un volontario chiede al piccolo crocchio se la signora abbia dei parenti. Solo uno uscendo dal gruppo di curiosi, afferma che la figlia della signora abita vicino a lei ma non insieme. Quando arriva un’altra ambulanza parte quella con la donna contusa e viene soccorso anche il motociclista che è più dolorante di qualche minuto prima. Osserva i pezzi della sua moto sparsi per terra ma non riesce a rialzarsi; piange e trema prima di appoggiare il mento sulle ginocchia
e si abbraccia le gambe. Frastornato dal suono e dal lampeggìo delle sirene, dai commenti di chi interpreta a proprio piacere la dinamica dell’incidente e dall’affluenza anche di chi scende di macchina per sapere cosa sia accaduto, non risponde alla prima all’invito dei volontari della misericordia che premurosi, gli fanno presente che deve essere portato all’ospedale. Bisbiglia accennando al braccio già gonfio al polso ed al femore dove dai pantaloni sdruciti si nota un’abrasione. Viene issato sulla lettiga mentre la polizia inizia a fare il verbale dell’incidente e rallenta il traffico. La benzina e l’olio rovesciato colorano l’asfalto fradicio e diffondono nelle vicinanze un odore inconfondibile. Dopo le misurazioni del caso, i poliziotti chiedono se c’è tra i presenti qualche testimone ed il brusio cessa come per incanto. Dei ragazzi che hanno provocato questo incidente, nessuna traccia; qualcuno li evoca
-Allora nessuno ha visto? Se qualcuno ha visto ed adesso non se la sente di parlare, può farlo chiamando il comando domani mattina- consiglia il graduato della pattuglia con una cartella in mano.
L’accertamento è terminato ed un poliziotto chiede una mano per spostare sia i resti della carrozzina sgangherata, che la moto incidentata ed alcuni pezzi sparsi nelle vicinanze. Tutto viene accatastato sotto un portico in attesa del definitivo trasporto al deposito giudiziario del comune. Una dozzina di foto dei reperti completano la ricognizione dell’incidente.
-Ci pensate voi a chiamare per la rimozione?- chiede una persona ai poliziotti ma il graduato seccato, replica:
-Lei non si preoccupi. Lo abbiamo già segnalato. Noi dobbiamo andare all’ospedale per sentire le deposizioni e vedere il referto medico- .
Si muove verso l’auto e ad un certo punto mota indietro. Si incunea tra un manipolo di persone e con tono energico e un dito puntato verso un giovane minaccia:
-Attenzione perché io vi conosco! E non ho voglia di scherzare. Sono venuto spesso in questa zona!- .
La folla tace.
-Ricordatevi che chi facesse qualche scherzo incorrerebbe in sanzioni penali. Siete avvisati!- diffida con tono burbero prima di rimontare in auto.
La mattina seguente a ridosso di un palazzo giacciono sia la carrozzina sgangherata che il telaio della motocicletta dopo che nella notte qualcuno aveva asportato i motori di entrambi i veicoli.
